La ricerca dell’Università di Padova rileva che l’uso delle IG rimane disomogeneo, con poche prospettive, per le regioni con meno IG, di recuperare sulle altre, a meno di decisi interventi di politica
A livello europeo, le IG sono uno strumento sempre più utilizzato per proteggere e valorizzare produzioni agroalimentari fortemente legate ai territori di origine. Tale sviluppo del settore è sostenuto in maniera importante dalla politica agricola comunitaria, la quale identifica nelle IG uno dei capisaldi del settore agroalimentare europeo, operandosi attivamente per la loro protezione e promozione, sia a livello interno che in sede internazionale. Quando però osserviamo “chi” utilizza le IG, la situazione appare alquanto sbilanciata, con il 70% di tutte le IG europee, escludendo i vini, registrate in soli cinque Paesi dell’area Mediterranea (Figura 1). Da un lato, questa non è una situazione sorprendente, vista la lunga tradizione che questi Paesi hanno di una valorizzazione basata sul binomio origine-qualità, anche codificata in leggi nazionali antecedenti la normativa europea. Dall’altro lato, questa disparità di utilizzo (che si riscontra anche a livello sub-nazionale) comporta il rischio che i benefici delle politiche comunitarie di promozione e protezione delle IG siano raccolti in via prevalente proprio da quelle regioni europee dove le IG trovano maggiore diffusione. È importante sottolineare che quest’ultimo aspetto non necessariamente è un elemento di criticità, quanto piuttosto una questione di quale indirizzo strategico si adotta nella valorizzazione dei prodotti agroalimentari. Ad esempio, la promozione, a fianco del sistema IG, di strategie di valorizzazione alternative, più adatte a contesti tradizionalmente lontani dall’uso delle IG, potrebbe essere un modo per raggiungere lo stesso obiettivo (valorizzare le produzioni agroalimentari) percorrendo strade diverse. Se, al contrario, si identifica il sistema IG come strumento principe per la valorizzazione agroalimentare, estenderne l’utilizzo anche alle regioni più distanti da questa strategia di valorizzazione può diventare un modo per diffonderne i benefici in maniera più omogenea sul territorio comunitario. Quest’ultima visione sembra quella adottata a livello comunitario, supportata sia da dichiarazioni che hanno preceduto le ultime due riforme del settore IG, sia da atti pratici, come la decisione di includere, nei nuovi accordi con Paesi terzi per la protezione di IG europee, almeno un prodotto IG di ogni Stato Membro. Ponendosi in quest’ottica, quindi, lo studio delle disparità regionali nell’utilizzo delle IG è funzionale sì a capire qual è l’entità delle disuguaglianze, ma anche per comprendere se sono necessari interventi mirati alla loro riduzione e quali potrebbero essere i più adatti, quali sono le potenziali barriere che ostacolano una diffusione delle IG nei contesti dove la loro presenza è scarsa e, non ultimo, se gli eventuali interventi e sforzi fatti hanno prodotto i risultati attesi. Questo studio si è concentrato su due aspetti in via principale. Il primo è l’analisi temporale delle disparità nell’uso delle IG tra le diverse regioni europee, così da comprendere se e in che misura queste siano andate riducendosi nel tempo. Il secondo, invece, è la valutazione degli effetti del Regolamento 1151/2012, durante la stesura del quale già si richiamava alla necessità di interventi per stimolare la registrazione di IG in quelle regioni dove questo strumento era meno utilizzato. A questo proposito, va sottolineato che la strada scelta è stata principalmente quella di una semplificazione burocratica nei processi di riconoscimento delle IG, strada sulla quale si è proseguito con la riforma del 2024.
Leonardo Cei
ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università degli Studi di Padova, la sua attività di ricerca e di insegnamento si è concentrata sugli schemi di qualità nel settore agroalimentare, con particolare riferimento alle Indicazioni Geografiche a livello di domanda, offerta e su scala territoriale.
Metodologia
Di disuguaglianze si parla spesso in ambito economico, di solito riguardo alla distribuzione della ricchezza. Uno strumento semplice ed intuitivo per misurarle è l’indice di Gini: se il suo valore è alto (il valore massimo è 1) le disuguaglianze sono elevate, se il suo valore è prossimo a zero, la variabile che stiamo osservando (per esempio, la ricchezza) è distribuita equamente. In questo studio, l’indice di Gini è stato calcolato sulla base del numero di IG registrato nelle diverse regioni europee. Così, il suo valore attuale ci dice quanto è disomogenea la presenza delle IG sul territorio europeo. La sua dinamica nel tempo, invece, analizzata tramite una “analisi di convergenza”, permette di capire se le disuguaglianze siano andate aumentando o diminuendo. Infine, guardare, tramite specifiche analisi d’impatto, se e come l’indice è cambiato dopo l’entrata in vigore del Regolamento 1151/2012 ci dice se questo ha avuto qualche effetto nel rendere l’uso delle IG più omogeneo nell’UE.
Risultati
Come atteso, il valore attuale dell’indice di Gini è abbastanza alto, pari a 0,59. Questo conferma che le disuguaglianze tra regioni europee sono tutt’ora rilevanti. Guardando alla loro evoluzione nel tempo, riportata in Figura 2, si nota che tali disuguaglianze si sono in parte ridotte, anche se non in maniera accentuata (tra il 2000 ed il 2022 l’indice è sceso solamente dell’11,5%). Ciò testimonia che il processo di “convergenza”, che dovrebbe portare ad un uso più uniforme delle IG su tutto il territorio europeo, procede abbastanza lentamente. Analisi più dettagliate mettono poi in luce due elementi di interesse. Il primo è che esistono differenze rilevanti tra le due tipologie di IG: DOP e IGP. Mentre per le IGP, infatti, si assiste ad una certa riduzione delle disuguaglianze, per le DOP queste rimangono elevate (indice di Gini pari a 0,70). Evidentemente, mentre le regioni “povere” di IG sono riuscite a recuperare, anche se poco, sull’utilizzo delle IGP, le stesse non hanno fatto invece passi in avanti sostanziali nel settore DOP. Attraverso una “scomposizione” delle disuguaglianze, un secondo aspetto rilevato è che le disuguaglianze “interne” (cioè quelle tra regioni di uno stesso Stato) giocano un ruolo marginale rispetto alle disuguaglianze “esterne” (cioè quelle tra regioni di Stati diversi). Questo suggerisce un’importanza rilevante, nel determinare la diversa propensione a sfruttare le IG come strumento di valorizzazione, di fattori che agiscono su scala nazionale, come potrebbero essere il contesto istituzionale o la presenza di particolari organismi ed organizzazioni locali. Un’ultima evidenza riguarda l’effetto degli interventi di riforma del settore IG sulla riduzione nelle disparità di utilizzo delle stesse. A questo riguardo, non si è osservato nessun impatto del Regolamento 1151/2012 in questo senso. Gli auspicati snellimenti burocratici previsti dalla scorsa riforma non sembrano aver quindi dato un contributo per un uso più omogeneo delle IG sul territorio europeo.
Conclusioni
Per quanto le IG siano un valido strumento per valorizzare le produzioni agroalimentari locali, il loro utilizzo rimane ancora molto eterogeneo. Alcune regioni, come ad esempio l’area mediterranea, ne fanno un uso ampio ed importante, registrando molti prodotti IG. In altre aree, invece, le registrazioni scarseggiano e stentano a decollare. Ciò produce forti disparità, la cui persistenza pone alcune questioni di rilievo per la politica comunitaria. In particolare, la tendenza verso un uso delle IG più uniforme sul territorio europeo non sembra essere un processo spontaneo. Ne deriva, quindi, che, se questo è l’obiettivo perseguito, tale processo richiede di essere stimolato ed accompagnato con interventi mirati ad incrementare l’uso delle IG nelle regioni meno propense a farlo. A questo proposito, ed in attesa della piena attuazione delle misure previste dal nuovo Regolamento 2024/1143, gli interventi finora messi in atto, incentrati sulla semplificazione burocratica dei processi di registrazione, non sembrano risultati efficaci in questo senso. Ciò è in linea con la dinamica delle registrazioni di DOP ed IGP: a fronte di processi burocratici analoghi, la disparità nell’uso delle DOP è rimasta invariata, mentre passi in avanti sono stati fatti nel comparto IGP. Lo snellimento delle pratiche burocratiche, quindi, per quanto di potenziale utilità per facilitare la registrazione di IG, dovrebbe essere considerato solo uno degli interventi per colmare il gap in termini di IG tra diverse regioni. Agire anche su altri fattori sembra quindi fondamentale. In questo senso, tra quelli suggeriti dalla letteratura scientifica, particolare importanza sembrano avere quelli di carattere nazionale. A questo riguardo, investire sullo sviluppo dei singoli sistemi IG nazionali, intesi come esperienza e capacità degli attori tecnici ed istituzionali, potrebbe essere un punto di partenza per estendere ulteriormente l’utilizzo delle IG anche in contesti finora rimasti ai margini della politica IG.
RIFERIMENTI RICERCA
Titolo
The distribution of geographical indications across Europe. Reflecting spatial patterns and the role of policy.Autori
L. CeiFonte
European Planning Studies 2025, 33 (2): 281-300. https://doi.org/10.1080/09654313.2024.2438039Abstract
La politica agricola dell’Unione Europea affida alle Indicazioni Geografiche il compito di valorizzare le produzioni agroalimentari
locali, ma il loro utilizzo varia notevolmente tra le regioni europee. Il Regolamento IG del 2024 nasce anche con l’obiettivo di incentivare le registrazioni nelle aree tradizionalmente meno attive. L’articolo analizza la disuguaglianza nella distribuzione spaziale
delle IG in Europa: i) esamina i pattern di registrazione tramite tecniche di analisi della disuguaglianza; ii) verifica l’esistenza di processi di convergenza tra regioni; iii) valuta l’impatto della riforma nel favorirli. L’applicazione di scomposizioni dell’indice di Gini evidenzia che le DOP e fattori transnazionali contribuiscono ad accrescere le disuguaglianze. I processi di convergenza sono in atto ma procedono lentamente, suggerendo la necessità di politiche più incisive; inoltre, l’analisi d’impatto tramite serie temporali interrotte non rileva effetti significativi dell’ultima riforma nel promuovere tale convergenza.Bibliografia essenziale
1. Cei, L., Stefani, G., Defrancesco, E. (2021). How do Local Factors Shape the Regional Adoption of Geographical Indications in Europe? Evidences from France, Italy and Spain. Food Policy, 105.
2. Cei, L., Stefani, G., Defrancesco, E., Lombardi, G.V. (2018). Geographical Indications: A First Assessment of the Impact on Rural Development in Italian NUTS3 Regions. Land Use Policy, 75: 620-630.
3. Huysmans, M. (2022). Exporting Protection: EU Trade Agreements, Geographical Indications, and Gastronationalism. Review of International Political Economy, 29: 979-1005.
4. Huysmans, M., Swinnen, J. (2019). No Terroir in the Cold? A Note on the Geography of Geographical Indications”. Journal of Agricultural Economics 70: 550-559.
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6. Vaquero-Piñeiro, C. (2021). The Long-Term Fortunes of Territories as a Route for Agri-Food Policies: Evidence from Geographical Indications. Bio-based and Applied Economics, 10: 89-108.
A cura della redazione
Fonte: Consortium 2026 n°01


