Dop economy un sistema volano di sviluppo culturale, turistico e sociale. Rosati (Direttore Qualivita): «La principale strategia è rappresentata dagli accordi bilaterali Ue»

Parole come pizza, pasta, mozzarella e spaghetti sono intraducibili in altre lingue e si riferiscono ad alcune delle eccellenze italiane che non possono essere rese né idiomaticamente né concretamente fuori dall’italianità. Italian job, insomma. Squisitezze che il mondo c’invidia proprio perché inimitabili.

Il food tricolore regna ovunque per qualità e inclusione, e i nostri vini non sono da meno. Patrimoni immateriali che vengono tutelati sotto forma di denominazioni a Indicazione Geografica: DOP, IGP e STG. Negli ultimi anni, questo vasto e importante comparto ha assunto un ruolo centrale nell’economia nazionale, e anche in questo caso c’entra la lingua perché, per riferirsi a un settore in espansione e sempre più centrale nell’economia italiana, è nato un neologismo: Dop economy.

Il termine, usato per la prima volta nel 2018 da Mauro Rosati, direttore della Fondazione Qualivita, nell’introduzione al XVI Rapporto Ismea-Qualivita, definisce un sistema economico che non solo produce valore, ma diventa spot e volano di sviluppo culturale, turistico e sociale per i territori.

Rosati evidenziò in quel contesto come i prodotti DOP e IGP siano diventati “baricentro di una crescita che non è solo economica”, sottolineando l’impatto diffuso di questa economia sulle comunità locali.

Oggi, la Dop economy rappresenta un segmento rilevante dell’agroalimentare italiano: nel 2024 il valore alla produzione ha raggiunto 20,2 miliardi di euro, contribuendo per il 19% al fatturato complessivo del settore, con esportazioni per 11,6 miliardi. Questi numeri raccontano un fenomeno in costante crescita: rispetto al 2020, il comparto ha registrato un incremento del 25% nella produzione e del 24% nell’export.

Il cibo DOP e IGP mostra una crescita particolarmente vivace, con formaggi, oli di oliva e pasta in prima linea, mentre il vino imbottigliato mantiene valori stabili ma con esportazioni record sopra i 7 miliardi di euro.

I fattori che contribuiscono a concretizzare la crescita del settore sono l’origine, l’autenticità, la tradizione, l’ambiente e la sicurezza

Un impegno che coinvolge produttori, consorzi di tutela, istituzioni e cittadini, garantendo un controllo rigoroso lungo tutte le filiere e creando un modello produttivo virtuoso capace di sostenere le economie locali e la vitalità delle aree interne.

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Il percorso della Dop economy non è solo una storia di numeri, ma di identità e cultura del territorio

Lo spiega Mauro Rosati, Direttore di Qualivita:

«La principale strategia per rafforzare la diplomazia economica europea è rappresentata dagli accordi bilaterali dell’UE che restano la via maestra per sostenere il lavoro dei Consorzi di tutela e delle imprese di filiera, soprattutto in un contesto in cui gli Stati Uniti continuano a spingere sulla legittimità dei cosiddetti “nomi generici.

In questo quadro – sottolinea Rosati – mi auguro che si possa chiudere presto anche l’accordo Ue-Mercosur, perché per il nostro comparto rappresenterebbe un’occasione importante: un mercato ampio, che conosce già la nostra cultura grazie a una forte presenza di origine italiana e, quindi, è più predisposto a riconoscere e valorizzare le nostre tradizioni alimentari».

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Fonte: L’Altravoce