Filiere agroalimentari DOP e IGP motore economico del sud Italia: l’export agroalimentare regionale ha superato i 5,5mld di euro e sfida dazi e crisi di mercato
Si è da poco chiuso Vinitaly 2026 e la Campania lascia Verona con un bilancio che parla da sé. Centosettanta cantine, un padiglione ispirato alla Louis Vuitton America’s Cup, un posto d’onore tra le rappresentanze più numerose della manifestazione che ha raccolto circa 90mila presenze e oltremillebuyer internazionali. Non si tratta di una fotografia del folklore ma della misura di un sistema produttivo che, in un’economia attraversata da tensioni geopolitiche, spinte inflazionistiche, dazi statunitensi e rallentamento dei consumi, continua a scommettere sulla qualità come infrastruttura strategica.
Viene allora da chiedersi perchémai un territorio dovrebbe presentarsi compatto, con un’unica identità visiva, proprio quando tutto intorno si frammenta. La risposta è nei numeri. Il Rapporto Ismea-Qualivita 2025 attesta che «la Dopeconomy italiana raggiunge 20,7mld di euro di valore alla produzione nel 2024, con una crescita del 25% rispetto al 2020», mentre l’export delle Indicazioni Geografiche supera i 12mld.
Nello stesso quadro, il Sud procede più spedito, crescendo del 3,4% su base annua, con la Campania a +3,1%. A trainare il Mezzogiorno è l’agroalimentare, in crescita del +13,1% contro un Centro- Nord in flessione (Svimez, 2025). Questo apparente paradosso si spiega solo riconoscendo come le filiere identitarie, ancorate al territorio, resistono meglio agli shock esogeni rispetto alle catene globali. La Campania non è un caso marginale.
L’export agroalimentare regionale ha superato i 5,5mld di euro, frutto di una dinamica espansiva che dura da oltre un decennio (Istat, 2025). Il vigneto conta oggi quasi 25mila ettari vitati e una produzione 2025 in crescita di quasi il 10%, controcorrente rispetto ai valori nazionali.
La forza delle filiere meridionali
Diciannove denominazioni di origine protetta, dieci indicazioni geografiche, un cuore produttivo Irpinia-Sannio che genera l’85% della produzione Dop regionale. Accanto al vino, la Mozzarella di Bufala Campana DOP ha chiuso il 2025 con un aumento della produzione (+3,35%), unica filiera nell’agroalimentare italiano a gestire una piattaforma decennale di tracciabilità con oltre 1mln di dati controllati (Consorzio Mozzarella di Bufala Campana Dop, 2026). Ma anche la Pasta di Gragnano IGP, decimo prodotto italiano per valore tra le Dop-Igp food, destina oltre il 50% del proprio fatturato all’export (Ismea, 2025).
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Fonte: Corriere del Mezzogiorno – L’Economia


