Questo numero speciale di Consortium nasce con un intento semplice, lasciare una traccia or­dinata e leggibile delle iniziative che hanno accompagnato i 25 anni della Fondazione Qualivita. Un anniversario che è stato anche un’occasione per misurare la strada fatta e, soprattutto, per rimettere a fuoco una nuova strategia per il futuro.

Occupa la parte centrale il resoconto del VII Forum Qualivita, tenutosi a Siena il 5 e 6 dicembre, con la partecipazione del Commissario europeo Christophe Hansen e del Ministro Francesco Lollobrigida. La sintesi degli interventi testimonia un confronto intenso, concreto che ha mes­so al centro i temi principiali delle Indicazioni Geografiche nel tempo che stiamo attraversando.

In quella sede è arrivata anche una dichiarazione di rilievo da parte del Commissario, l’avvio ufficiale del Piano d’Azione europeo sulle Indicazioni Geografiche, atteso nel 2027, con l’obiet­tivo di rafforzare il quadro delle IG nei Paesi membri e dare piena applicazione al Regolamento (UE) 2024/1143.

Questo annuncio arriva, però, dentro uno scenario globale che si sta complicando sempre più. Vi­viamo una crisi del multilateralismo senza precedenti dove e la logica di potenza torna a pesare nel­le scelte economiche e commerciali. Oltre alla decadenza degli organismi internazionali e il nodo dei dazi va in scena un’altra partita, più sottile e allo stesso tempo più dura, la “guerra dei nomi”. Negli ultimi mesi questa dinamica è diventata esplicita anche nei negoziati commerciali. L’ultimo accordo tra Stati Uniti e Cambogia (ottobre 2025) include clausole dedicate alla tutela dei cosiddet­ti common names, in particolare per formaggi e carni che vanno a impattare sui nostri Gorgonzola DOP, Parmigiano Reggiano DOP, Prosciutto Parma DOP solo per fare qualche esempio.

Vale allora la pena ricordare un dato storico essenziale, che spesso diamo per scontato. Le Indi­cazioni Geografiche nascono e crescono dentro il riconoscimento reciproco fra Stati e all’inter­no dell’impianto multilaterale della proprietà industriale, a partire dalla Convenzione di Parigi del 1883. Quindi questa crisi non deve lasciarci indifferenti. Se cadono i ponti il valore del siste­ma si affievolisce con conseguenze commerciali di non poco conto.

A questo si somma il rallentamento dei mercati esteri, soprattutto con il calo di alcol e di vino. Non è un fenomeno passeggero, ma il riflesso di cambiamenti negli stili di vita, nella sensibilità verso la salute e nel modo in cui le nuove generazioni interpretano il consumo.

Ecco perché oggi è più importante che mai dare avvio a una vera strategia delle Indicazioni Ge­ografiche. Il Piano d’Azione europeo non sarà la soluzione a tutti i mali, ma avrà il merito di rimettere al centro della discussione il mondo delle DOP e IGP, in una fase in cui il rischio più grande non è l’attacco frontale, ma l’erosione lenta delle tutele che va a impattare sulla fiducia dei consumatori.

Fonte: Consortium 29 / N° 04/2025

AUTORI: Mauro Rosati,