Le competenze in materia attribuite ai Consorzi di tutela previste dal regolamento Ue 2024/1143 stanno dando slancio alla creazione di sinergie locali e piattaforme di offerta integrate
Siamo i numeri uno in Europa per numero di prodotti DOP, IGP e STG: ben 897 tra cibo, vino e bevande spiritose, pari al 25,7% del totale europeo. E ora puntiamo a diventare i leader anche nel turismo legato ai prodotti a Indicazione Geografica tutelati dalla Ue. Un settore finora esplorato e sviluppato solo da alcune realtà consortili, Parmigiano Reggiano in testa, ma che ora punta a diventare un sistema ampio, diffuso e strutturato.
Con l’obiettivo dichiarato di far diventare DOP e IGP non solo attrattori turistici ma vere e proprie piattaforme territoriali innovative e motori integrati di sviluppo locale. Lo starter di questo fermento è l’entrata in vigore del Regolamento n. 2024/1143, con cui la Ue ha inserito nelle attività di informazione e promozione attribuite ai Consorzi di tutela dei prodotti DOP e IGP anche lo sviluppo di servizi turistici sul territorio, facendone così uno degli assi di sviluppo dei prodotti a indicazione geografica. Una norma che ha favorito una più ampia consapevolezza del fenomeno e ha aperto nuove frontiere alla valorizzazione sistemica del potenziale turistico dei prodotti tipici.
Già nel 2025 si sono visti i primi effetti, come emerge dal Secondo Rapporto Turismo DOP, realizzato da Fondazione Qualivita in collaborazione con Origin Italia e con il supporto del Masaf. In 12 mesi sono aumentate del 12% le attività censite e del 26% gli eventi organizzati tra sagre e feste, degustazioni, festival ed eventi sportivi. Ben 41 delle 292 manifestazioni sono nate nel 2025, a conferma dello slancio del sistema DOP e IGP verso lo sviluppo di progettualità turistiche sempre più strutturate.
«Il rapporto restituisce l’immagine di un settore in movimento, ancora in fase di strutturazione, ma già capace di esprimere una vitalità diffusa – commenta Mauro Rosati, Direttore Generale della Fondazione Qualivita – e dove si sta affermando una logica di rete tra attori diversi del sistema pubblico e di quello privato, con 500 tra enti e associazioni locali coinvolti in attività turistiche insieme a 367 Consorzi». Sono tante, dunque, le iniziative in calendario, come le visite nei caseifici del Pecorino Toscano DOP (fino a luglio) e quelle presso i produttori di miele della Lunigiana DOP (17 maggio), la due giorni Di Freisa in Freisa (23-24 maggio) e la Festa della Focaccia di Recco IGP (24 maggio), per limitarci a questi giorni. Nel 2025 sono stati 147 le feste e le sagre dedicate ai prodotti DOP e IGP, che in pochi giorni riescono ad attrarre centinaia di migliaia di persone.
Ma nel sistema del turismo DOP rientrano anche 108 strade dei vini e dei sapori ed itinerari proposti dai Consorzi, 39 spazi didattici e 27 musei dedicati ai prodotti DOP e IGP, da quello del Prosciutto di Parma DOP a quello dell’Olio Seggiano DOP. Progetti che servono a destagionalizzare il turismo, “spalmandolo” lungo tutto l’anno. Come succede con l’aceto balsamico di Modena, un comparto che supera il miliardo di euro e che genera già un flusso turistico stabile. Tra visite in acetaie, degustazioni, corsi di cucina e l’evento Acetaie Aperte attira 150mila-200mila visitatori l’anno, per l’80% stranieri. E se il 10% degli italiani ha già visitato un’acetaia, il 62% dichiara di volerlo fare in futuro, evidenziando un forte potenziale di crescita anche sul pubblico interno. Per costruire un’offerta turistica integrata è nato il progetto Le Vie dei Balsamico DOP. «Negli ultimi anni abbiamo lavorato per rafforzare la dimensione turistica del nostro prodotto, avviando collaborazioni e sviluppando iniziative di successo, con l’obiettivo di trasformare l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena anche in un’esperienza da vivere perché la promozione del territorio passa oggi dalla capacità di raccontarlo e renderlo accessibile», spiega Enrico Corsini, presidente del Consorzio di tutela.
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Fonte: Il Sole 24 Ore


