Cresce la base produttiva della Pera dell’Emilia-Romagna IGP e il Consorzio rilancia puntando su identità territoriale, comunicazione nazionale e nuovi target di consumo.

Crescono le vendite di prodotto certificato mentre il Consorzio punta su comunicazione, Horeca e nuovi consumatori per rafforzare il posizionamento del frutto. La Pera dell’Emilia-Romagna IGP guarda al futuro e lo fa ripartendo dal territorio più vocato di tutti.

D’altra parte, tra le province di Ferrara, Modena, Bologna, Ravenna e Reggio Emilia si coltivano oltre il 60% delle pere italiane, ed è proprio qui che il comparto sta provando a ricostruire basi solide per il rilancio di questa produzione tipica, puntando su identità, organizzazione e mercato.

È in questo contesto, che il Consorzio della Pera dell’Emilia-Romagna IGP ha scelto di rafforzare il proprio ruolo, facendo della certificazione e della comunicazione due leve centrali per ridare valore a una filiera storica e rimettere al centro il prodotto, prima ancora dei volumi.

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Proprio su questa ricchezza varietale e sulla garanzia di origine si fonda il nuovo corso delineato dal Consorzio, che negli ultimi anni ha visto crescere in modo significativo la base produttiva certificata: dai circa 700 ettari del 2016-2017 si è arrivati agli oltre 3.600 ha attuali, per un potenziale produttivo stimato fino a 90.000 tonnellate.

Nella scorsa stagione le vendite di prodotto certificato IGP hanno raggiunto le 4.500 tonnellate: un volume ancora distante dal pieno potenziale, ma indicativo della direzione intrapresa e della volontà degli operatori di investire sulla qualità certificata.

“L’indicazione geografica è una leva potente: comunica eccellenza e tutela una filiera regionale che rimane tra le più rilevanti in Italia – sottolinea il presidente del Consorzio Giuliano Donati (in foto) –. Il punto ora è trasferire questo valore con più forza al consumatore e ampliare la platea: la pera è un frutto fantastico, ma spesso associato a un target maturo. Il marchio IGP può diventare un riferimento stabile del consumo domestico di pere nel nostro Paese”. Anche la grande distribuzione è chiamata ad avere un ruolo più centrale: “Sugli scaffali servono prodotti con un nome e un cognome. L’IGP garantisce il rispetto di un disciplinare e una produzione sostenibile legata al territorio: elementi che rendono più chiara la scelta d’acquisto”.

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Fonte: Quotidiano Nazionale