Vino, in giacenza ci sono bottiglie equivalenti a quasi due anni di vendemmia. La filiera apprezza gli accordi con India e Sudamerica, ma servirà tempo
L’Italia del vino assomiglia a una grande nave carica fino all’orlo, ferma in un porto che si fa ogni giorno più stretto. Le vele sono spiegate, ma il vento della domanda interna soffia debole, e le cantine sono diventate colme. E così l’unica ancora capace di tenere a galla il sistema resta l’export, chiamato a fare uno sforzo ulteriore proprio mentre le giacenze continuano a salire.
A fine 2025, la fotografia scattata dal Ministero dell’Agricoltura racconta una “Cantina Italia” arrivata a sfiorare i 70 milioni di ettolitri complessivi, di cui 59 di vino già pronto, a cui se ne aggiungono 7,7 di mosti e 2,9 di vino in fermentazione: l’equivalente di quasi due vendemmie intere. Un’anomalia che non riguarda una singola denominazione o una regione in difficoltà, ma che attraversa l’intero Paese, dai grandi distretti spumantistici fino alle aree storiche dei rossi.
Il problema delle giacenze, però, è solo il punto di partenza di una questione più ampia. E il segnale di uno squilibrio strutturale tra offerta e domanda che negli ultimi anni si è accentuato, complice il rallentamento dei consumi interni e il raffreddamento dei mercati esteri.
Anche il fronte dell’export, infatti, mostra crepe sempre più evidenti. Nei primi dieci mesi dell’anno le vendite verso i mercati extra Unione europea hanno registrato una flessione significativa, mentre l’Europa ha mostrato una certa tenuta grazie a Germania, Francia e Paesi Bassi. Una resistenza che, tuttavia, non è stata sufficiente a compensare le difficoltà fuori dai confini comunitari.
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L’intesa tra Unione europea e Mercosur e il partenariato Ue-India rappresentano, sulla carta, un cambio di scenario profondo. Non tanto per l’impatto immediato – che sarà limitato – quanto per la possibilità di costruire nel tempo nuove reti distributive e commerciali là dove finora c’erano soprattutto barriere all’ingresso.
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