Vino in Toscana: il 97% della superficie vitata riguarda vini DOP e IGP. I Consorzi di tutela motore della crescita: in crescita le vendite del Chianti Classico DOP a inizio 2026, il nome Toscana coprirà tutta la produzione IGP

Se c’è una regione avvinta al vino come l’edera, questa è la Toscana. Tanto per incominciare i suoi 60 mila ettari di vigneti rappresentano il 12%del valore della produzione agricola, contro una media nazionale del 9%. Oltre 23 mila ettari e cioè il 38% del vigneto regionale, sono coltivati a biologico, una quota che rappresenta il17% dell’intera superficie vitata biologica italiana.

Se poi si guarda alla qualità della produzione si scopre che il 97% della superficie vitata riguarda vini DOP (quelli di più alta qualità) contro una media nazionale del 65%. In pratica il 90% del vino che arriva al consumatore è certificato. Questi sono solo alcuni dei dati di una recente indagine Ismea, che la dicono lunga su quanto pesi la voce «vino» in questa regione.

E quanto sia forte la sua capacità di attrazione, come dimostra anche lo sviluppo dell’enoturismo.

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Le vendite di Chianti Classico DOP non si sono infatti fermate neppure nel pesante primo trimestre 2026: «Abbiamo registrato un incremento dell’1% in volume dimostrando una buona capacità di resistenza», conferma Giovanni Manetti, presidente del Consorzio Chianti classico.

Diretto da Carlotta Gori, il Consorzio ha chiuso con il segno più anche il difficile 2025, con una crescita delle vendite dell’1,2% in volume e del 2,6% in valore. Con risultati positivi anche nei due principali mercati export, Usa e Canada.

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L’evoluzione del vino Toscana IGP

Il ministero dell’Agricoltura ha infatti dato il nulla osta anche alla produzione di vini spumanti con il metodo charmat e classico. Decisione che apre prospettive nuove a tutto il comparto regionale. «Le modifiche rispondono all’evoluzione degli stili di consumo e alle esigenze del mercato — afferma Cecchi, presidente del Consorzio vino Toscana —. In più la possibilità di usare in etichetta il nome geografico “Toscana Igt” al posto di toscano, rafforza l’identità del vino, che si consolida come vero e proprio marchio di qualità».

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Fonte: L’Economia – Corriere della Sera