Mauro Rosati Direttore generale della Fondazione Qualivita, presentaerà oggi a Poggiardo il libro La filosofia della Dop economy: « Servono più cooperazione e coesione nei distretti e nei territori, per definire strategie comuni».

Salvaguardare produzioni e territori senza ignorare i cambiamenti nei consumi e nelle abitudini alimentari è una delle questioni centrali del sistema agroalimentare italiano. Le DOP e le IGP rappresentano infatti uno dei principali strumenti attraverso cui il valore di un prodotto si lega al territorio, alla sua storia, alle comunità che lo producono e al patrimonio di conoscenze che lo accompagna.

La filosofia della Dop economy. Come il cibo di qualità può generare cultura, comunità e futuro” (Treccani, 2026), l’ultimo libro di Mauro Rosati, direttore generale della Fondazione Qualivita, che sarà presentato questa sera a Poggiardo con la prefazione di Umberto Galimberti, analizza il peso economico e culturale delle denominazioni e il loro ruolo dentro un sistema agroalimentare attraversato da trasformazioni profonde.

Il volume sarà presentato oggi alle 20.30 in piazza Giovanni Paolo II a Poggiardo, nell’ambito del festival “Il Mondo che ci tocca. Voci per capire il presente“, con la partecipazione di Massimo Bray, direttore generale di Treccani e Paolo De Castro, già ministro delle Politiche Agricole e Forestali, presidente di Nomisma e del Comitato Scientifico della Fondazione Qualivita, in dialogo con Rosario Tornesello, direttore del Nuovo Quotidiano di Puglia.

Rosati, il calo dei consumi e le eccedenze stanno mettendo in discussione gli equilibri della viticoltura italiana. Quali le cause di questa crisi e quanto incidono i fattori internazionali?

«La crisi del consumo del vino mette in discussione la viticoltura italiana a 360 gradi: il 70% circa è legato ai prodotti DOP-IGP, quindi mette in discussione anche quelli. Le crisi partono da lontano, soprattutto da una crisi dei consumi che imprese, consorzi e sistema istituzionale hanno spesso fatto finta di non vedere. Si è cercato di ampliare l’export e di fare scorte, ma le cantine sono piene e c’è da fare una vendemmia importante. I dazi americani non hanno giovato all’export, la guerra in Ucraina ha fermato il mercato russo e le altre guerre riducono la capacità di acquistare prodotti di qualità e di alto valore».

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Fonte: Il Nuovo Quotidiano di Puglia