Mauro Rosati, direttore di Qualivita punta il dito contro il regolamento che permetterà alle IG non enogastronomiche, dal vetro ai gioielli, di ottenere il bollino tramite autocertificazione. Tra le altre minacce per un sistema da 20 miliardi di euro ci sono autarchie, divario Nord-Sud e parchi eolici
La Dop economy raggiunge i 20,7 miliardi di euro di valore alla produzione nel 2024, con il vino stabile a 11 miliardi e il food che supera i 9,6 miliardi. È quanto certifica il 23esimo Rapporto Ismea-Qualivita, presentato a Roma, che registra anche i risultati particolarmente positivi dell’export per i prodotti DOP e IGP che lo scorso anno hanno raggiunto i 12,3 miliardi euro (+8,2%) grazie al “doppio record” del settore cibo (per la prima volta sopra i 5 miliardi) e del settore vino (prima volta oltre 7 miliardi).
Tuttavia, non mancano criticità e nubi all’orizzonte. A partire dal nuovo regolamento sulle IG artigianali e industriali che, aprendo a prodotti non agroalimentari, rischia di mandare in tilt lo stesso sistema delle Indicazioni geografiche, come ricorda il direttore della Fondazione Qualivita Mauro Rosati.
La concorrenza delle IG non agroalimentari
La tutela delle indicazioni geografiche per i prodotti artigianali e industriali fa riferimento al regolamento europeo (Ue 2411/2023) e riguarda prodotti di vari settori: dalla pelletteria al vetro, dalle pietre naturali agli oggetti in legno. «Peccato che nel regolamento della Commissione Ue ci siano due errori clamorosi – spiega Rosati al Gambero Rosso – In primis la scelta dello stesso logo delle Indicazioni geografiche, quindi le colline che da sempre rappresentano l’enogastronomia con tutta la confusione che ne deriverà. In secondo luogo, l’ok all’autocertificazione da parte delle aziende, che si distanzia dal concetto di qualità garantita da un ente terzo, come avviene nel caso di vino e cibo. In pratica, è come dare la stesse patente a due prodotti completamente differenti. Pensate che confusione per il consumatore».
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Il rischio delle politiche autarchiche
L’altra questione che potrebbe rimettere in discussione i record 2024 della Dop Economy è la geopolitica. «Il sistema delle IG – ricorda Rosati – nasce proprio con gli accordi bilaterali di fine Ottocento. Se gli Stati non sono in buoni rapporti tra di loro, neanche le IG possono stare bene. E, in questa fase (Stati Uniti, in primis; ndr) assistiamo sempre più Paesi che si chiudono come fortini». Secondo i dati del Rapporto, vendere un prodotto fuori dai confini è più vantaggioso di venderlo sul mercato domestico: su 100 euro di ricavi, il valore aggiunto all’estero è di 70 euro contro i 57 italiani. Ma altrettante sono le restrizioni, in termini di barriere all’entrata, di cui il 40% adottate negli ultimi cinque anni, mentre sono 40 quelli in vigore.
«È in questa direzione che deve lavorare l’Europa – è l’esortazione del direttore della Fondazione – a partire dall’accordo con il Mercosur che, al di là delle criticità, offre grandi opportunità per le nostre IG che potrebbero addirittura raddoppiare in termini di export, senza considerare la possibilità di essere riconosciute da una popolazione di 780 mila persone».
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Fonte: Gambero Rosso.it


