Aumentare la quota di olio certificato DOP IGP è decisivo per qualità, tracciabilità e reddito della filiera. I dati del Rapporto Ismea-Qualivita 2025: produzione di olio DOP IGP raggiunge 16.190 tonnellate, +31,1% rispetto all’anno precedente.
Il Rapporto Ismea-Qualivita 2025 evidenzia un’evoluzione positiva del settore degli oli di oliva certificati. La produzione DOP e IGP raggiunge 16.190 tonnellate, con un aumento del +31,1% rispetto all’anno precedente, mentre il valore alla produzione sale a 194 milioni di euro (+46,9%). Crescono anche il valore al consumo, che raggiunge 258 milioni di euro (+47,8%), e il valore all’export, pari a 102 milioni di euro (+25,3%).
Sono risultati che confermano la vitalità di un comparto che, pur rappresentando un segmento minoritario all’interno della Dop economy, mostra una capacità di crescita e una coerenza con la domanda crescente di qualità e origine certa.
Il Rapporto Ismea-Qualivita dimostra che la Dop Economy italiana continua a crescere e che, all’interno di questo percorso, l’olio certificato è un segmento in espansione.
“È un’occasione enorme per tutto il nostro settore -sottolinea Alberto Amoroso, presidente dell’associazione dei frantoiani Aifo-. Tuttavia, non possiamo ignorare un dato fondamentale: solo il 3-4% dell’olio commercializzato oggi arriva al consumatore con una DOP o una IGP. Se vogliamo garantire qualità e tracciabilità a chi acquista e assicurare una giusta remunerazione agli olivicoltori e ai frantoiani, questa percentuale deve aumentare in modo deciso”. Amoroso evidenzia come l’attuale sistema delle denominazioni dell’olio non sia strutturato come quello dei formaggi o dei vini, che infatti risultano tra i settori più performanti della Dop Economy e godono di modelli organizzativi più solidi e di una governance più efficace.
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Turismo DOP
L’extravergine va visto anche come potente motore di sviluppo turistico per i territori. L’interesse per le esperienze turistiche a tema olio è cresciuto del 37% tra 2021 e il 2024 secondo il Rapporto Turismo Enogastronomico Italiano 2024, raggiungendo un pubblico ampio e consapevole. Poco meno del 66% dei viaggiatori italiani dichiara di voler prendere parte a un’esperienza a tema olio, come visite in frantoio, passeggiate tra gli uliveti o degustazioni guidate. Un interesse crescente che premia in particolare la Puglia, che conquista il primo posto fra le destinazioni specifiche, a pari merito con la Toscana, seguita da Emilia-Romagna e Sicilia.
Il trend è una conseguenza del desiderio di scoprire e vivere appieno il patrimonio enogastronomico del paese. In generale per gli italiani l’extravergine è tra i prodotti più rappresentativi dopo il vino. L’evoluzione delle richieste dei turisti suggerisce che l’oleoturismo si stia avviando verso una più marcata multi sensorialità: degustazioni e visite rimangono il cuore dell’offerta, ma saranno affiancate da esperienze che uniscono scoperta, benessere psicofisico e coinvolgimento dei sensi, in modalità creative, immersive e sostenibili, capaci di attrarre in particolare la gen Z.
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Fonte: GDO Week


