Dop economy. I formaggi hanno contribuito per il 59% al valore complessivo dell’export del cibo a Indicazione Geografica italiana, un ruolo che continua a crescere
I formaggi sono sempre di più le colonne dell’universo italiano dei prodotti a Indicazione Geografica europea. Queste 57 eccellenze Dop, Igp e Stg del made in Italy primeggiano per valore sviluppato alla produzione, per giro d’affari alla vendita e anche sul fronte delle esportazioni, tanto importanti per la cosiddetta “Dop economy” del nostro Paese.
Un ruolo da primi attori che emerge chiaramente dalla 23esima edizione del Rapporto Ismea-Qualivita, lo studio che ogni anno fotografa la realtà dei prodotti Dop, Igp e Stg, fatta oggi di 328 consorzi di tutela autorizzati dal Masaf, che coordinano il 184mila operatori per cui lavorano oltre 864mila addetti. Un settore rilevante per l’economia italiana poiché rappresenta il 19% al fatturato complessivo dell’agroalimentare nazionale. Ma anche un comparto trainante poiché è riuscito a mettere a segno una crescita a valore del 25% rispetto al 2020.
In cifre assolute gli 897 prodotti Dop, Igp e Stg (considerando cibi, vini e bevande spiritose) sviluppano alla produzione oltre 20,7 miliardi euro di valore (+3,5% su base annua), generati da due maxi comparti: quello del vino imbottigliato, stabile a 11 miliardi di euro; e quello del cibo, che supera i 9,6 miliardi di euro grazie a un tasso di crescita annuo del 7,7%, a coronamento di un decennio di forte espansione e abbracciando tutte le categorie merceologiche.
Vino e alimenti si esprimono al meglio sui mercati internazionali, in cui battono ogni record precedente confermando un percorso di espansione che dura da anni (+24% rispetto al, 2020). Complessivamente l’export dei prodotti Dop e Igp ha raggiunto i 12,3 miliardi di euro, ossia l’8,2% in più rispetto al 2023, trainato dai Paesi extra Ue (+10,4%). Una performance a cui hanno contribuito tanto i vini quanto i prodotti alimentari, arrivati a superare per la prima volta rispettivamente quota 7 miliardi di euro (+5,2%) e 5 miliardi di euro (5,15 miliardi di euro, +12,7%).
Una ricchezza per i territori
L’analisi della realtà della “Dop economy” inizia, ovviamente, dalla fase primaria. Considerando solo produzione e trasformazione la 23esima edizione del Rapporto Ismea- Qualivita delinea una filiera composta da 183.823 operatori (di cui 175.358 produttori e 31.724 trasformatori), in calo numerico annuo del 5,6%; e da 864.441 occupati, in crescita dell’1,6% rispetto al 2023. Anche su questo fronte i formaggi hanno un ruolo importante: conquistano il secondo posto nella classifica per numero di operatori, superati solo dal settore degli oli di oliva.
Al comparto caseario appartengono in totale 24.073 realtà, di cui 23.070 produttori e 1.491 trasformatori; nonché 43 consorzi di tutela. Rispetto al 2023, il numero complessivo degli operatori è sceso del 2,1%, a causa dell’abbandono dell’attività da parte dei produttori (-2,2%) mentre il numero dei trasformatori è rimasto stabile.
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Fonte: Il Latte


