Dop economy: il 61% dei Consorzi ha avviato strategie di diversificazione dei mercati per contrastare il fenomeno dell’Italian Sounding e i recenti dazi di Trump

A novembre 2025 è stato pubblicato i1 23° Rapporto Ismea-Qualivita sui prodotti italiani che fotografalo stato della “Dop economy” tricolore. Dall’analisi dei dati, emerge come il settore abbia raggiunto, nel 2024, 20,7 miliardi di euro di valore della produzione nel 2024 (+3,5% su base annua) contribuendo per il 19% al fatturato complessivo dell’agroalimentare nazionale.

L’aumento del comparto del cibo segna un +7,7% superando i 9,6 miliardi di euro. Perla prima volta, l’export supera sopra i 12 miliardi (+8,2%) grazie al “doppio record” del settore cibo (perla prima volta sopra i 5 miliardi) e del settore vino (prima volta oltre 7 miliardi).

La crescita più consistente è per il settore cibo che sale a 5,15 miliardi € (+12,7% in un anno), evidenziando un incremento a doppia cifra per i formaggi, i prodotti ortofrutticoli, i cereali e l’olio di oliva mentre il vino – con un +5,2% su base annua -raggiunge 7,19 miliardi di euro. Complessivamente, per cibo e vino, l’export cresce sia nei Paesi UE (+5,9%) che nei Paesi Extra-UE (+10,4%), con gli USA primo mercato di destinazione con oltre un quinto (22%) delle esportazioni italiane DOP e IGP.

A ottobre 2025, tuttavia, il 48% delle filiere ha avvertito gli effetti negativi dei dazi statunitensi e il 61% dei Consorzi ha avviato strategie di diversificazione dei mercati, sebbene solo uno su tre preveda un impatto significativo dei dazi nel lungo periodo. Ad aggiungere instabilità è anche il fenomeno dell’Italian Sounding, che vale oltre 100 miliardi di euro all’anno e che, oltre ad alterare la percezione globale della cucina italiana – da dicembre scorso Patrimonio Unesco, con un mercato globale che supera i 228 miliardi di euro – danneggia l’export e crea confusione nei consumatori.

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Il nostro sguardo sull’estero riporta, dunque, una fotografia in chiaroscuro, in particolare per quanto riguarda le conseguenze dell’introduzione dei dazi sui prodotti a marchio Dop. In merito, abbiamo sentito due voci autorevoli: quella di Alessandro Utini, Presidente del Consorzio del Prosciutto di Parma e quella di Gianni Maoddi, Presidente del Consorzio di tutela del Pecorino Romano.

“L’introduzione dei dazi, con i rincari che hanno naturalmente determinato, ha sicuramente avuto un impatto rilevante sulle esportazioni del nostro prodotto, amplificato dalla forte incertezza che ha dominato le relazioni commerciali con gli USA, soprattutto nei primi mesi, e dalla significativa svalutazione del dollaro rispetto alla nostra valuta, che ha complicato ulteriormente le cose” – spiega Utini.

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“Gli importatori americani si sono trovati di fronte a un aumento dei costi che rischia di ripercuotersi sull’intera catena del 1 valore, dalla distribuzione alla ristorazione, fino ai consumatori. Una situazione che, sommata al cambio euro-dollaro sfavorevole, ha innescato rischi concreti”, afferma Maoddi.

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Fonte: Pizza e Pasta Italiana