Nell’alleanza tra Dop e industria di marca, la distribuzione che ruolo ha? Lactalis Italia ha ospitato il pensiero filosofico di Rosati sul valore della Dop economy
C’era un convitato di pietra alla presentazione del libro La filosofia della Dop Economy di Mauro Rosati, presidente di Qualivita, negli uffici di Lactalis a Milano, ospitati dal padrone di casa, l’amministratore delegato di Lactalis in Italia Giovanni Pomella. Perché si può mettere a un tavolo a discutere la parte politica con l’assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia Alessandro Beduschi, la parte universitaria con Massimiliano Bruni, professore di Economia presso l’Università Iulm, ma per chiudere il cerchio mancava nel parterre la distribuzione e il ruolo peculiare che può avere nel valorizzare queste produzioni che “osmoticamente”, per riprendere un termine utilizzato da Rosati, sono riuscite a passare dalle aziende agricole all’industria, e Lactalis ne è un caso eclatante con 8 Dop nel paniere.
I tre miracoli delle DOP e IGP
Le indicazioni geografiche –Dop e Igp– rappresentano una vera e propria infrastruttura socio-economica e culturale, avendo compiuto tre miracoli. In primo luogo, hanno trasformato la concezione stessa del cibo, facendolo evolvere da mero sostentamento nutrizionale del dopoguerra a potente valore simbolico ed esperienziale. In secondo luogo, hanno elevato produzioni nate storicamente in contesti contadini e poveri a pilastri del valore economico ed enogastronomico internazionale. Infine, hanno assolto un compito profondamente civile: custodire e preservare porzioni essenziali della cultura materiale e dell’identità italiana, evitando che venissero spazzate via dall’omologazione della produzione di massa. I numeri testimoniano una crescita impressionante: se all’inizio degli anni 2000 il fatturato all’origine del comparto superava appena i 5 miliardi di euro, oggi la Dop Economy italiana sfiora i 22 miliardi, coinvolgendo circa 190 mila aziende agricole e 900 mila occupati.
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Fonte: MarkUp.it


