Crisi climatica, costi alle stelle. Dall’agricoltura alla zootecnia, fino all’accoglienza turistica: il cambiamento climatico impone nuove soluzioni.

Gli eventi climatici estremi da un lato e la corsa dei costi dall’altro, complici i conflitti internazionali, tratteggiano un orizzonte poco confortante per l’agricoltura toscana, dopo che già lo scorso anno era stato avaro di soddisfazioni. Nel 2025 l’agricoltura toscana ha generato 4,17 miliardi di euro di produzione a prezzi correnti, circa 124 milioni in più rispetto all’anno precedente.

Il segno positivo c’è, ma va letto con attenzione: è quasi interamente il frutto di una ripresa dei prezzi, non di una crescita reale dell’attività produttiva. A prezzi correnti, infatti, la produzione agricola regionale è cresciuta del 3,1% (più 3,9% in Italia) ma in termini reali ha segnato una flessione dello 0,7% e il valore aggiunto è sceso dell’1,7%. Nel frattempo i consumi intermedi — cioè i costi sostenuti dalle imprese agricole — sono tornati a crescere del 2% in termini nominali e dell’1,6% in termini reali, il che significa che le aziende hanno acquistato più input a fronte di una produzione in calo.

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Il quadro per filiera è molto eterogeneo

Secondo Irpet è la zootecnia il vero traino del 2025: il comparto ha segnato un più 7,4% in valore nominale, avvantaggiandosi del calo del costo dei mangimi (meno 3,7% a prezzi correnti). Le carni bovine hanno guadagnato il 19,6% in valore e il pollame il 15,1%. Le uova, dopo una performance negativa nel 2024, sono rimbalzate del 14,9%. L’olio d’oliva è il comparto che ha performato meglio: la produzione è cresciuta dell’11,4% in termini nominali e addirittura del 13,6% in termini reali. La ragione di scambio delle aziende olivicole si mantiene su livelli nettamente superiori alla media regionale, beneficiando di una dinamica pluriennale favorevole. All’opposto si trova il vino, che nel 2025 ha interrotto bruscamente la ripresa del 2024: la produzione vitivinicola è calata dell’11,5%in valore e del 1o% in termini reali, con il vino in bottiglia che ha perso il 13,5% in valore corrente e il 13,8% in volume. Il peso del comparto sul mercato del lavoro rende il dato particolarmente rilevante: la vitivinicoltura attiva ogni anno quasi un terzo del totale degli avviamenti in agricoltura.

I rischi per per le Indicazioni Geografiche

Ci sono poi i rischi crescenti legati al cambiamento climatico: sul sito della Piattaforma nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (lo strumento con cui Ispra e ministero dell’Ambiente condividono dati e informazioni) si legge che «l’agricoltura sarà sempre più soggetta a diminuzioni della produttività delle principali colture» e che il «settore agroalimentare andrà incontro ad un generale calo delle capacità produttive, al quale sarà strettamente legata anche una possibile diminuzione delle caratteristiche qualitative del prodotto, con ricadute negative sulle produzioni tipiche di qualità. Particolare attenzione dovrà essere riservata alle diverse Dop, Igp ed Igt».

Nulla di buono per l’Italia, che con i suoi 856 tra cibi e vini certificati è il Paese numero uno in Europa. E meno che mai per la Toscana, che conta complessivamente 32 prodotti alimentari a marchio Dop e Igp e 58 denominazioni vitivinicole d’origine e geografiche e sta nel gruppo di testa insieme a Veneto e Emilia Romagna.

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Fonte: L’economia – Corriere della Sera