Truismo DOP; sette turisti su dieci sono enogastronomici e il settore è in crescita. Rosati (Qualivita): «Settore in evoluzione, bisogna consolidare l’offerta»

Il turismo enogastronomico legato alle produzioni certificate assume un ruolo sempre più centrale nell’economia italiana, trasformandosi da segmento di nicchia a vero motore di sviluppo territoriale. A confermarlo è il Secondo Rapporto turismo Dop 2025, realizzato dalla Fondazione Qualivita in collaborazione con Origin Italia e con il supporto del Masaf, che fotografa un settore in crescita e in fase di consolidamento.

Nel 2025 le attività censite hanno raggiunto quota 667, con un incremento del 12% rispetto all’anno precedente, mentre gli eventi – tra degustazioni, festival e iniziative culturali – sono saliti a 292, segnando un +26% in un solo anno. Numeri che, come sottolinea il direttore della Fondazione Qualivita, Mauro Rosati, restituiscono l’immagine di «un settore in evoluzione, ancora in via di strutturazione, ma già capace di esprimere una vitalità diffusa sui territori».

Qualità

Alla base della crescita c’è anche un cambiamento normativo rilevante. Il Regolamento europeo ha infatti esteso le competenze dei Consorzi di tutela includendo la gestione delle attività turistiche, rafforzandone il ruolo nella governance locale.

«I Consorzi assumono un ruolo sempre più centrale nello sviluppo del Turismo Dop, coordinando attori diversi per garantire iniziative credibili e di qualità» spiega Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia. Un ruolo che trova conferma anche nella percezione dei visitatori: il 76% riconosce nei Consorzi il garante dell’autenticità dell’esperienza.

Il Turismo Dop si configura così come un’esperienza complessa, in cui il prodotto diventa punto di accesso a un racconto più ampio fatto di cultura, paesaggio e tradizioni. Non è un caso che la principale motivazione di partecipazione resti la degustazione, indicata dal 63% dei visitatori, ma accompagnata da una crescente attenzione alla conoscenza del prodotto, dei metodi di produzione e della storia locale.

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Fonte: La Provincia di Lecco