Il 2° Rapporto sul tema, stilato da Fondazione Qualivita e Origin Italia, parla di 667 attività nel 2025 e di un nuovo modello di viaggio legato ai territori

Non più contorno folkloristico delle eccellenze agroalimentari, né semplice calendario di sagre. Il cosiddetto Turismo DOP nel 2025 ha cambiato pelle e adesso prova a diventare un sistema. A dirlo è il 2° Rapporto Turismo DOP di Fondazione Qualivita e Origin Italia, che fotografa un comparto in piena espansione: 667 attività censite, 73 in più rispetto al 2024, con un’accelerazione soprattutto sul fronte degli eventi, arrivati a 292, in crescita del 26% in un solo anno.

Il dato quantitativo, da solo, dice già molto, ma non abbastanza per spiegare la novità.

Il punto vero non è soltanto che aumentano feste, degustazioni o festival: ciò che conta è che questo mondo, fin qui un po’ “sparso”, ha cominciato a darsi una forma. Nel Rapporto il 2025 viene definito un “nuovo inizio”: l’anno in cui il turismo legato alle Dop e Igp smette di essere una pratica intuitiva e diventa un ambito riconosciuto, misurato e organizzato. Alla base c’è anche il cambio di quadro normativo introdotto dal Regolamento Ue 2024/1143, che ha inserito fra le competenze dei Consorzi di tutela lo sviluppo di servizi turistici nelle aree di produzione.

È questo il passaggio più innovativo: il Turismo DOP non viene più trattato come un’appendice promozionale del prodotto, ma come una leva di governance territoriale. Non solo marketing, dunque, ma costruzione di esperienze autentiche, educative e legate alla sostenibilità. Nel Rapporto, del resto, il fenomeno viene letto proprio all’incrocio fra turismo enogastronomico, turismo culturale e turismo sostenibile, con tre parole chiave a fare da bussola: autenticità, educazione, sostenibilità.

Anche la composizione dell’offerta mostra che il fenomeno si sta strutturando.

Le 667 attività del 2025 non coincidono infatti solo con gli eventi: accanto ai 292 appuntamenti censiti ci sono 197 infrastrutture, 135 iniziative di valorizzazione e 44 attività di in-formazione. Dentro gli eventi prevalgono 147 sagre e feste, 97 degustazioni, 39 festival e 18 eventi sportivi. Il dato forse più interessante, però, è quello delle 60 prime edizioni, segnale di una progettualità nuova che si allarga anche oltre le filiere più grandi e rodate.

Il Turismo DOP, dunque, non cresce solo in quantità: si diversifica.

E proprio qui sta la seconda novità. Per anni il turismo del gusto è stato raccontato quasi esclusivamente come esperienza di consumo. Il Rapporto prova invece a restituire una filiera più complessa: strade del vino e del gusto, spazi didattici, musei del cibo, patrimoni culturali, convegni, pubblicazioni, formazione e comunicazione. In una parola: ecosistema.

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Fonte: Telepress.it