Vino, l’export giù del 17% per i dazi, ma in ripresa nel terzo trimestre dell’anno. Il Prosecco traina il vino made in Italy, resistono i vini pregiati come Brunello e Barolo
Le grandi aziende soffrono più delle piccole. I vini di pregio, simbolo del made in Italy come Brunello e Barolo, resistono, anche se il prezzo dell’uva scende vertiginosamente. L’unica eccezione sono le bollicine che, trainate dal Prosecco, crescono anche se di poco.
Ma se si parla di export, gli Stati Uniti restano il mercato più strategico, oltre che il primo: rappresentano il 24% dell’export del vino italiano, pari a 2 miliardi. Ed è per questo che le cantine italiane, pur tra mille cautele e tirando la cinghia, non rinunciano a esserci. È con questo spirito che 300 aziende hanno partecipato alla terza edizione di Vinitaly Usa, la prima a New York, dopo due tappe a Chicago. Un evento che ha registrato 3 mila presenze da 20 Stati americani e 40 Paesi: l’occasione per stringere accordi non solo sul vino con buyer e distributori, ma anche sul turismo con tour operator.
Secondo l’Osservatorio di Unione italiana vini, a un anno esatto dall’istituzione dei dazi al 15% – da aprile 2025 a fine marzo 2026 – le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno segnato un calo del 17%, l’equivalente di oltre 340 milioni di euro in meno (con i volumi a -9%, il livello più basso da 10 anni).
E nei primi mesi dell’anno l’export italiano negli Usa è sceso del 13% in valore, penalizzato soprattutto re, penalizzato soprattutto dalle tariffe aggiuntive. Ma l’estate ha segnato un miglioramento: nel terzo trimestre c’è stato un rimbalzo export di quasi +17% sul mercato Usa.
[…]
Fonte: La Stampa


