Cinquant’anni di consumi in calo, cantine piene di giacenze e uve pagate sempre meno: per l’economista Kym Anderson dell’Università di Adelaide il mercato mondiale è squilibrato nel profondo, e senza espianti massicci la ripresa resterà lontana
Di solito le crisi del vino si compensano: se un paese va male, un altro prospera. Non questa volta. Secondo lo studio di Kym Anderson (Università di Adelaide), pubblicato sul Journal of Wine Economics di Cambridge University Press, oggi i prezzi sono depressi in tutti i grandi paesi produttori e per tutte le fasce, tranne la più alta. Il mondo è sommerso da un’eccedenza, soprattutto di rosso di fascia bassa.
Il vino perde la sfida con birra e superalcolici
Dai primi anni Sessanta il volume di birra e di superalcolici consumato nel mondo è raddoppiato, mentre quello del vino è sceso di un quarto. La quota del vino sul consumo globale di alcol è passata da oltre un terzo a meno di un ottavo (dato 2023). Il consumo totale di alcol è fermo da oltre un decennio, e quello per adulto è calato del 30% dal picco di mezzo secolo fa. Dentro il vino, a perdere più terreno sono i rossi fermi, mentre crescono bianchi, rosati e bollicine.
Il nuovo mondo, l’export e le giacenze
Nel 1985 Argentina, Australia, Cile, Nuova Zelanda, Sudafrica e Stati Uniti pesavano l’1% dell’export mondiale. Alla fine degli anni Duemila erano al 25% in valore e al 30% in volume, mentre Francia, Italia e Spagna scendevano al 58% in valore e al 53% in volume. Nei vent’anni fino al 2012 quei sei paesi hanno quasi raddoppiato la produzione, esportandone ormai circa il 40%. La quota di vino esportato nel mondo è salita dal 10% al 43% tra il 1965 e il 2025. Poi sono arrivati il crollo della domanda cinese, il Covid e i costi di trasporto alle stelle.
Estirpare e guardare a oriente
Il rimedio sono gli espianti, ma le vigne rispondono lentamente. L’area vitata mondiale è scesa da 5,4 a 4,5 milioni di ettari tra il 1990 e il 2023, e c’è voluto un terzo di secolo. Secondo diversi osservatori citati da Anderson, oggi servirebbe un taglio di dimensioni simili. Senza espianti consistenti entro il decennio, avverte lo studio, i prezzi resteranno bassi a lungo, con effetti anche su alcuni vini di qualità superiore.
Fonte: vinonews24.it


