Le DOP e IGP toscane, dalla produzione fino al turismo, raccontano il legame tra territorio e filiere. E dalla Maremma arriva la candidatura per il Tortello Maremmano IGP.

Prima ancora di essere un marchio, una DOP o una IGP raccontano un legame. Quello tra un prodotto e il luogo in cui nasce, tra una materia prima e il sapere necessario per trasformarla, tra una ricetta e una comunità che l’ha conservata nel tempo. Guardando alle province di Livorno, Grosseto, Massa Carrara, Lucca, Pisa e Pistoia, questa geografia diventa particolarmente interessante perché mette insieme produzioni molto diverse.

Dalle colline e dalla costa fino alla Garfagnana e alla Lunigiana, cambiano paesaggi, colture, allevamenti e tradizioni, ma resta comune la capacità di trasformare una caratteristica locale in un prodotto riconoscibile anche fuori dai confini regionali.

I dati

Il rapporto ISMEA-Qualivita 2025 aiuta a misurare il peso di questo patrimonio. Nel 2024 il sistema italiano delle DOP e IGP ha coinvolto 183.823 operatori, tra produttori e trasformatori, e ha generato una stima di 864.441 occupati lungo le filiere certificate. Il dato più interessante, però, è forse quello che si legge dietro questi numeri: le Indicazioni Geografiche tengono insieme agricoltura, trasformazione, ristorazione e turismo, rafforzando il rapporto tra ciò che si produce e il territorio che lo rende possibile. In questo mosaico, la costa toscana porta con sé alcune delle denominazioni più riconoscibili della regione.

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Nuova candidatura

Dalla Maremma arriva anche una nuova candidatura destinata ad arricchire questa mappa. Il Tortello Maremmano ha avviato l’iter per ottenere l’Indicazione Geografica Protetta: l’Associazione per la tutela e promozione del prodotto ha presentato alla Regione Toscana la domanda per la registrazione della denominazione. Non si tratta dunque ancora di una IGP riconosciuta, ma di una procedura in corso.

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Fonte: Il Tirreno