“Dazi e cantine piene, il vino nell’uragano. Per la prima volta c’è chi non imbottiglia”: consumi fermi e rincari spingono i produttori di rosso a fermarsi. Ma crescono Sud e giovani

Dover escludere aziende produttrici di vino da una Guida loro dedicata non è mai un piacere per chi la fa. Ma lo è certo ancor meno quando la non recensione è dovuta non tanto a valutazioni tecniche, ma più banalmente (e drammaticamente) alla mancanza di prodotto da giudicare, alla rinuncia dei produttori a imbottigliare per non aumentare ancora, gonfiando le voci al passivo, le giacenze presenti in cantina.

«Lo scorso anno avevamo scritto che il mondo del vino stava entrando in una tempesta perfetta. Dazi, calo dei consumi, disaffezione dei giovani, nuove sensibilità salutistiche, cambiamento climatico: le nubi si addensavano all’orizzonte e già sentivamo alzarsi il vento. Oggi quello che osservavamo da lontano è diventato un uragano. E noi ci ritroviamo in mezzo. Durante le visite abbiamo incontrato diversi produttori che nel 2026 non hanno imbottigliato. Molti rinviano l’uscita dei vini rossi, oggi la categoria più in affanno.

Le esportazioni verso gli Stati Uniti mostrano preoccupanti segni meno, mentre i consumi italiani ristagnano e i costi continuano a salire. Non è una difficoltà passeggera, ma una crisi complessa: cause lontane tra loro finiscono per sommarsi e moltiplicarne gli effetti» dice Giancarlo Gariglio, curatore di Slow Wine.

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Fonte: La Stampa

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