Ricerca dell’Università Cattolica su DOP e IGP: le alternative sintetiche hanno rese basse e consumi elevati. Auricchio: «Così è chiara la differenza fra prodotti di laboratorio e tradizioni millenarie»
Tradizione e innovazione, storia e ricerca devono andare di pari passo. Ma, alla fine, il prodotto vero è uno solo. È questo il messaggio al centro del convegno sul futuro dei formaggi Dop e Igp, promosso al Masaf da Afidop e Ministero dell’Agricoltura. Al centro, lo studio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore sulla fermentazione di precisione applicata alle proteine del latte e sulla carne coltivata.
“Una proteina può anche essere simile. Tutto il resto, però, racconta un’altra storia, totalmente diversa”, sintetizza Antonio Auricchio, presidente di Afidop. Proprio per andare oltre slogan e contrapposizioni, l’associazione e i Consorzi hanno scelto di finanziare questa ricerca.
“In un momento così delicato volevamo chiarire la differenza fra nuove tecnologie e produzioni che hanno alle spalle tradizioni millenarie, disciplinari, rapporto secolare con il consumatore, controlli e un marchio, quello del Made in Italy, vero. Che nel mondo significa qualità. Avevamo bisogno che fosse la scienza a dirci la verità in maniera fredda, universitaria. Perché l’oste ti dirà sempre che il suo vino è buono. Ma uno scienziato super partes avrebbe potuto benissimo smentirci. Ci siamo messi in gioco perché sappiamo quel che facciamo.”
A entrare nel merito è stato Pier Sandro Cocconcelli, professore ordinario della Cattolica. Il lavoro ha analizzato sicurezza, sostenibilità e fattibilità delle proteine del latte ottenute mediante il complesso processo della fermentazione di precisione. Secondo Cocconcelli, isolare una componente proteica non equivale a riprodurre un alimento nella sua complessità e gli elevati consumi energetici necessari per mantenere attivi e sterili i sistemi produttivi rappresenterebbero ancora un nodo rilevante sul piano ambientale e industriale.
Ed è proprio qui che Auricchio puntualizza: “Non stiamo dicendo che la ricerca debba fermarsi. Mai. Il mondo ha otto miliardi di persone e magari un giorno avrà bisogno anche di queste tecnologie. A me stanno benissimo e mi sembra di aver fatto passare chiaramente il messaggio che siamo dalla parte della scienza e dell’evoluzione. La battaglia comincia solo se qualcuno vuole illuderci che un Provolone fatto con il latte sia la stessa cosa di un prodotto che esce da un bioreattore. E basta soltanto dirlo per capire che qualcosa non va…”
Particolare soddisfazione anche sul fronte ambientale, come sottolinea il presidente di Afidop: “Abbiamo dimostrato che il latte può essere sostenibile. Troppo spesso si è dato per scontato che ciò che nasce in laboratorio lo sia automaticamente di più. I dati ci dicono che non funziona così. Anzi.”
L’appuntamento romano ha visto salire sul palco il ministro Francesco Lollobrigida e il capo di gabinetto Raffaele Borriello. Era presente anche una rappresentanza cremonese, con Cesare Soldi, presidente della Libera Associazione Agricoltori Cremonesi, e Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia.
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Fonte: La Provincia di Cremona


