In Piemonte annata con un divario enorme tra le diverse zone produttive di nocciola. Il valore di un quintale di Nocciole del Piemonte IGP va oltre la soglia dei 700 euro: “un prezzo che il mercato non può reggere”

Prezzi alti, ma ancora poca resa. È la sintesi dell’ultima campagna corilicola nel Basso Piemonte, che si chiude con un bilancio a due facce. Risultato di un contesto globale in cui anche Viterbese, Campania, Sicilia e Turchia – che da sola detiene quasi il 60% de raccolto mondiale – arrancano nella produzione.

Alessandro Merlo, vicepresidente della cooperativa Coricoop di Alba, che conta oltre 400 soci, descrive un’annata con un divario enorme tra le diverse zone produttive. Da un lato l’Alta Langa, il Basso Cuneese e il Saviglianese hanno goduto di ottime rese, sia qualitative che quantitative. Dall’altro, aree come bassa Langa, Astigiano, Roero e Alessandrino hanno subito un crollo. «Abbiamo scenari in cui abbiamo superato i 20 quintali a ettaro e altri dove non siamo arrivati ai tre quintali», spiega Merlo a Repubblica.

In termini di resa industriale, la forbice è stata netta: si è passati da partite eccellenti dell’Alta Langa con punte di 48 di resa per lo sgusciato, a lotti delle zone colpite che faticavano ad arrivare a 40.

Il mercato ha reagito con una grande oscillazione dei prezzi. Partiti a fine agosto dalla fiera di Castagnole delle Lanze con 11 euro per punto resa, i prezzi dell’Igp hanno sfiorato e talvolta superato i 16 euro, portando il valore di un quintale di nocciole oltre la soglia dei 700 euro.

Tuttavia, Merlo avverte che un tale rialzo non è necessariamente un bene: «È un prezzo che il mercato non può reggere: ha portato grandi scompensi e la richiesta è calata. Se una pasticceria deve fare i conti con un costo che aumenta del 40-50%, inizia a pesare». Soprattutto, la cifra record non salva chi non ha prodotto: con soli tre quintali a ettaro, anche a 700 euro, un’azienda agricola non riesce a coprire nemmeno le spese fisse.

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Fonte: Repubblica- Torino