Il direttore del Consorzio di tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP: gestione della filiera più onerosa dai trasporti agli imballaggi, ma non abbassiamo gli standard. Crescono produzione ed export
Dottor Saccani, produzione e vendite della mozzarella di bufala campana Dop sono in crescita ma fino a che punto la filiera potrà arginare l’impatto dei costi in aumento, a partire dall’energia?
«È sicuramente vero che l’estate ha visto, in particolare tra luglio e agosto, numeri importanti, con un aumento delle vendite del 4,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno – risponde Pier Maria Saccani, direttore del Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana Dop che ha sede nella Reggia di Caserta – E questo ci permette di vedere il bicchiere mezzo pieno. Il problema è che, come diceva lei, sono cresciuti i costi che non riescono a essere assorbiti dalla filiera».
Faccia qualche esempio.
«II trasporto è aumentato del 18-20 per cento, gli imballaggi del 30% ma anche in ambito agricolo ci sono stati incrementi significativi, a partire dai costi dall’energia. Tutto questo sta generando un appesantimento finanziario per tutti gli operatori della filiera ed è il punto sul quale come Consorzio stiamo ragionando».
Cosa vuol dire, in concreto?
«Che ci saranno aumenti dei listini, e speriamo che non si riflettano troppo sul consumatore finale e dunque si possano assorbire lungo la filiera, evitando impatti molto rilevanti che potrebbero generare anche cali di vendita».
Come affrontare, allora, la questione nella sua complessità?
«Bisogna trovare soluzioni condivise per avere un equilibrio nella filiera e gestire, anche tramite regolamentazioni, i volumi di prodotto. È quello che accade già in altre filiere, dal Parmigiano al Grana Padano. Questo vuol dire anche che avendo noi una filiera che copre quattro regioni, Campania, Puglia, Lazio e Molise, bisognerebbe costituire un tavolo unico a livello nazionale per individuare quelle soluzioni condivise di cui parlavo prima.
Significa, in altre parole, avere un fine ultimo per continuare a lavorare sulla qualità del prodotto che è quello che dà un valore aggiunto al mercato, Non possiamo, insomma, competere sulla quantità ma andare sempre sulle eccellenze e dunque sulla qualità».
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Fonte: Il Mattino.it


