Corrono produzione industriale (+2,5%) ed export (+12%). L’agroalimentare si conferma uno dei motori del Piemonte. La filiera industriale del cibo e del vino è quella che cresce di più all’estero, altro anno record per il comparto
C’è un Piemonte che arriva a Terra Madre con le mani ancora sporche dalla vendemmia o pronte a raccogliere il riso. È il Piemonte dell’agroalimentare, filiera riconoscibile dell’economia regionale, capace di tenere insieme industria, agricoltura, trasformazione, export, turismo e identità dei territori.
Un settore costretto a misurarsi con un equilibrio fragile: caro energia, caro benzina, materie prime volatili, logistica più costosa, mercati meno lineari e cambiamento climatico. Eppure, la parola che torna più spesso è ottimismo: fiducia prudente, concreta, costruita giorno per giorno dalle imprese.
A raccontarlo è Marco Brugo Ceriotti, imprenditore novarese del riso e presidente del settore agroalimentare di Confindustria Piemonte. Il comparto rappresentato dall’associazione conta oltre 400 aziende, soprattutto imprese di trasformazione, con una presenza significativa anche del vino.
«Viviamo un periodo di cauto ottimismo — spiega Ceriotti — gli indicatori sono positivi, l’occupazione cresce, le imprese continuano a investire e c’è un’aspettativa di leggera crescita. Ma il contesto resta tumultuoso. La competitività non dipende più solo dalla qualità del prodotto, ma da variabili esterne che pesano sui margini e complicano ogni programmazione».
Le tensioni geopolitiche hanno cambiato rotte, forniture e sbocchi commerciali: Russia e Ucraina sono mercati feriti dalla guerra, il Golfo non offre le stesse certezze, gli Stati Uniti restano strategici ma più difficili, mentre le aperture verso Mercosur, Australia o India non compensano automaticamente ciò che si è indebolito.
«Siamo una regione che guarda decisamente all’export, questo ci espone a rischi superiori — prosegue Ceriotti — ma i rischi non fermano la voglia delle imprese di guardare avanti».
Un’analisi di Confindustria Piemonte con Intesa Sanpaolo, attesa nel primo trimestre 2027, misurerà la fiducia del comparto. Nel riso, prodotto simbolo del Piemonte orientale, le difficoltà si vedono con chiarezza. Sbalzi climatici, scarsità d’acqua, anomalie stagionali e problemi legati ai metalli pesanti sono diventati fattori strutturali. Il settore si trova stretto fra clima e concorrenza internazionale, mentre sul mercato europeo entrano quantità rilevanti di prodotto estero.
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Fonte: Nordovest Economia – Corriere di Torino


