Il Consorzio del Gorgonzola DOP: preoccupa il rallentamento in Germania, mentre negli Stati Uniti la concorrenza chiude gli spazi e in Gran Bretagna pesa il fattore Brexit. Asia promettente ma vanno conquistati i consumatori con le loro tradizioni differenti
Per il Gorgonzola DOP, il campanello d’allarme suona dall’estero, da mercati storici come Gran Bretagna e Germania: per decenni architravi dell’export, chiudono entrambi in territorio negativo – rispettivamente a -6,5% e -6,9 per cento.
«Una spia rossa che si è accesa» ragiona Antonio Auricchio, presidente del Consorzio di tutela – e che sta trascinando verso il basso un sistema ora costretto ad affinare le contromosse, ovvero la ricerca di nuovi mercati, specie nel sud-est asiatico. Quella del Gorgonzola (quarta Dop casearia più esportata dopo Grana Padano, Parmigiano Reggiano e Mozzarella di Bufala Campana) è una geografia commerciale in cambiamento: delle 5.414.026 forme prodotte, 2.120.416 hanno varcato i confini nazionali, pari a una quota di export stabile attorno al 39-40 per cento.
Per capire la portata del cambiamento, bisogna tornare però tornare indietro di oltre una decina d’anni. Ancora nei primi anni Duemila, il mercato straniero era fortemente concentrato sull’Europa occidentale: Germania e Francia sopra tutte, con il Regno Unito a completare il triangolo principale. La Germania, in particolare, rappresentava il vero motore: oltre 540mila forme nel 2019, con una crescita costante che sembrava strutturale. Oggi quello stesso mercato oscilla poco sopra le 430mila, segnando un’inversione nell’ultimo biennio.
Le ragioni sono molteplici e vanno lette in chiave macroeconomica. «Da un lato, l’inflazione alimentare che ha colpito duramente il consumatore tedesco, comprimendo la domanda di prodotti premium; dall’altro, la crescente pressione competitiva interna ed europea nel segmento dei formaggi erborinati», che riduce il vantaggio relativo della Dop italiana. Ma, secondo il presidente ciel Consorzio Gorgonzola, è un mercato «che si riprenderà: certo, dobbiamo potenziare il messaggio, conquistare i consumatori più giovani e incentivare la presenza sugli strumenti che li raggiungono, social in primis».
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Fonte: La Repubblica – Affari&Finanza


