Formaggi DOP, pilastro del Made in Italy tra record d’export e nuove frontiere Ho.Re.Ca.

II comparto caseario a denominazione supera i 3,3 miliardi di euro all’export. Tra l’incognita dazi negli USA, la presenza strategica alle grandi fiere internazionali e il ruolo dell’Ho,Re.Ca., il mondo della ristorazione diventa il perno insostituibile per raccontare il valore autentico del territorio. Nella mappa del patrimonio agroalimentare italiano, i formaggi a Denominazione di Origine Protetta non rappresentano soltanto un caposaldo identitario, ma costituiscono l’ossatura stessa di quel modello gastronomico che ha portato la Cucina Italiana al riconoscimento come Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO: Un’attestazione culturale che si trasforma in una fondamentale leva economico-strategica: i formaggi DOP sono il motore dell’intera Dop Economy nazionale, un comparto capace di generare valore, garantire la tenuta sociale ed economica delle filiere territoriali e fare da ambasciatore dell’eccellenza sui mercati globali.

I numeri del comparto: una crescita che sfida le congiunture

Stando ai dati fotografati nel corso della 36° Assemblea Annuale di AFIDOP (Associazione Formaggi Italiani DOP e IGP), il settore ha chiuso un anno da record: la produzione certificata ha superato le 625 mila tonnellate (+4%u sull’anno precedente), mentre le esportazioni hanno toccato quota 260 mila tonnellate, generando un fatturato all’export superiore ai 3,3 miliardi di euro (+10% in valore). Oggi i formaggi DOP e IGP coprono da soli oltre il 55% del valore totale del l’export caseario italiano.

I dati ripresi dai report di Fondazione Qualivita ed Ismea confermano il primato del segmento caseario all’interno del cibo tutelato.

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Geopolitica del gusto: dazi e “fare sistema” all’estero

Se l’Unione Europea assorbe la quota maggioritaria delle spedizioni, gli Stati Uniti si confermano il primo mercato extra-UE con 485 milioni di euro di importazioni, concentrate per il 95% sui grandi formaggi duri. Tuttavia, lo scenario impone cautela: le tensioni tariffarie e la gestione dei dazi nei porti statunitensi creano rincari al consumo vicini al 30%.

II rischio principale è la prolificazione dell’Italian Sounding: l’aumento di prezzo del prodotto autentico rischia di spingere il consumatore estero verso imitazioni locali come il parmesan o il finto romano.

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Fonte: Sala e Cucina