Intervista Pier Maria Saccani che da da anni dirige il principale Consorzio del Sud, quello della Mozzarella di Bufala Campana DOP: “potenzialità  ampie anche grazie al turismo, ma limitate dalla difficoltà dei costi di trasporto”

Un parmigiano alla guida del Consorzio di tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP. Pier Maria Saccani ricopre l’incarico di direttore generale da oltre dieci anni, accompagnando lo sviluppo di una delle eccellenze più riconosciute del made in Italy, sempre più presente sui mercati internazionali. Numeri in crescita, frenati solo dalla logistica e dai costi di trasporto.

Cosa ha dato e cosa ha ricevuto un parmigiano a Caserta?

Cosa ho dato non dovete chiederlo a me: sicuramente ho messo, e continuo a mettere, molto impegno. Ho ricevuto tanto, soprattutto sul piano umano. Dopo alcuni mesi, mi sono reso conto di non aver solo cambiato lavoro, ma di essere entrato in una realtà territoriale straordinaria e coinvolgente. All’inizio c’è stata, non lo nego, un po’ di diffidenza. “Che ne capisci tu di mozzarella, che sei del Nord…”, me lo ripetono ancora per scherzo. Poi ho scoperto una filiera dinamica, giovane e propositiva, in continua crescita e apprezzata in tutto il mondo. Quando mi presento rappresentando la Mozzarella di Bufala Campana DOP, vedo spesso gli occhi degli interlocutori illuminarsi.

La mozzarella di bufala è al quarto posto tra le DOP per volumi e valore, dopo Grana Padano, Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma. Gioca una partita diversa o comparabile?

Il mondo dell’agroalimentare di qualità è quello, ma abbiamo peculiarità che ci rendono unici. Siamo l’unico prodotto fresco con una shelf life molto ridotta: questo crea problemi logistici rilevanti. Le potenzialità di espansione sarebbero ampie, ma sono limitate dalla difficoltà dei trasporti. Oggi i principali mercati esteri – con un export che supera il 40% della produzione – sono quelli più vicini all’Italia: Francia (dove essere leader è una grande soddisfazione, vista la competenza dei consumatori), Germania, Olanda, Belgio, Spagna. Ci sarebbe spazio per crescere in aree con forti comunità italiane, come Stati Uniti e Canada, ma la logistica non aiuta: il prodotto viaggia in aereo e i costi di trasporto possono superare il valore stesso della mozzarella.

Nell’ultimo rapporto di Fondazione Qualivita il Turismo DOP è indicato come leva di crescita dell’italian food, ma i numeri mostrano ancora un coinvolgimento limitato. Cosa ne pensa?

Il nostro Consorzio ha sposato il progetto che integra agroalimentare, beni culturali e turismo da quasi dieci anni. Abbiamo trasferito la sede nella. Reggia di Caserta, grazie a un protocollo con i beni culturali per lo sviluppo del territorio anche in chiave turistica – una sinergia purtroppo non sempre replicata altrove. I nostri sono consumatori globali e la Campania è cresciuta in modo esponenziale come destinazione: uno dei principali driver è stato proprio l’agroalimentare, con la mozzarella in prima linea.

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Fonte: Gazzetta di Parma