Via i dazi dal Mercosur: le regole contro la concorrenza sleale per carne e cereali, l’accordo fa risparmiare 4 miliardi l’anno a 60mila imprese maggior accesso ai minerali critici e più export industriale
I trattori di mezza Europa stanno scaldando i motori: domani, 20 gennaio, saranno tutti a Strasburgo davanti al Parlamento europeo. Gli agricoltori proprio non digeriscono l’accordo Mercosur appena firmato in Paraguay da Ursula von der Leyen. Eppure, è la prima reazione forte dell’Unione ai dazi di Trump.
L’intesa raggiunta con Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay crea la più grande area di libero scambio al mondo: 718 milioni di persone e un Pil complessivo di 22,4 trilioni di euro.
Il trattato prevede l’eliminazione graduale delle tariffe su oltre il 90% delle merci scambiate e farà risparmiare 4 miliardi di euro all’anno in dazi doganali alle 60 mila imprese Ue coinvolte. L’accordo proteggerà 350 prodotti europei a Indicazione Geografica tra cui 58 italiani vietando il commercio di imitazioni.
Oggi la fattoria del Vermont può tranquillamente produrre mozzarella italian sounding e venderla ai ristoranti di New York, e noi non abbiamo nessuno strumento per intervenire. In questo caso invece l’esportatore italiano potrà bloccare l’azienda argentina o brasiliana che copia le nostre eccellenze (per alcuni prodotti come Mortadella Bologna e Tipo Grana Padano ci sarà una finestra di transizione). E poi c’è un obiettivo strategico: facilitare l’accesso a materie prime e minerali critici, come rame, litio, grafite, nichel e terre rare, riducendo così la dipendenza Ue dalla Cina.
Ma come funziona l’interscambio tra Ue e Mercosur? Uno scambio da 111 miliardi
Oggi esportiamo verso il Mercosur macchinari industriali, prodotti chimici e farmaceutici, auto soggetti a dazi compresi tra il 15 e il 35% per un valore complessivo di 55,2 miliardi. Importiamo minerali, idrocarburi e soprattutto prodotti agroalimentari per un totale di 56 miliardi.
Il travagliato accordo è stato approvato il 9 gennaio a maggioranza qualificata, con il Belgio astenuto mentre Francia, Ungheria, Irlanda, Polonia e Austria hanno votato contro. Sono i Paesi dove il settore agricolo ha maggior peso. Anche l’Italia, dove l’agricoltura rappresenta un pilastro dell’economia, in un primo tempo aveva bloccato l’intesa, ma dopo aver ottenuto una serie di garanzie a tutela del settore, ha cambiato posizione, diventando decisiva. Il governo italiano ha imposto un limite all’import e la sospensione temporanea della carbon tax sui fertilizzanti a base di ammoniaca, urea e altre sostanze. E ora, mentre si attende il via libera definitivo del Parlamento europeo, gli agricoltori tornano sul piede di guerra. Temono l’arrivo massiccio di carne bovina, pollame, zucchero, cereali, riso e ortofrutta a basso costo, e la concorrenza sleale. Vediamo.
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«L’asimmetria regolatoria tra Ue e il resto del mondo, specie con i Paesi dell’America latina è evidente — sostiene Paolo De Castro, per 5 anni presidente della Commissione agricoltura al Parlamento Ue — motivo per cui le proteste degli agricoltori non sono campate per aria! E l’accordo per portare benefici a tutti andrà ben monitorato nella sua applicazione».
Al momento la Commissione stima che il trattato con il Mercosur porterà a un aumento delle esportazioni europee del 39% e a un incremento complessivo del Pil pari a 77,6 miliardi di euro entro il 2040. Va ribadito che la Ue, non avendo materie prime, è orientata all’export, e se tutti mettono dazi si crea un regime di economia stagnante dove gli Stati incassano meno, e alla fine a soffrire saranno pure gli agricoltori, perché i sussidi chi glieli dà? Inoltre, la nuova alleanza strategica tra due aree del mondo che condividono una crescente pressione geopolitica e commerciale da parte degli Stati Uniti potrebbe andare oltre il piano economico.
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Fonte: Corriere della Sera


