L’indebolimento del dollaro e l’applicazione dei dazi causano un calo del -12% a valore per l’export di vino italiano negli USA: stabile il “sistema Prosecco”, cala il segmento dei rossi DOP. II Wine Monitor di Nomisma: indispensabile cercare mercati alternativi per compensare le perdite.

Finita la stagione degli ordini di vino italiano prima dell’introduzione dei dazi negli Stati Uniti, il comparto oggi deve fare i conti con gli effetti delle tariffe e del dollaro debole. Due fattori che hanno inciso, dal secondo semestre 2025 in poi, su volumi e ricavi, entrambi in calo. La flessione è stata del quasi -12% a valore, con il mercato che si è attestato intorno ai 5,5 miliardi di euro.

L’indebolimento del dollaro e l’applicazione dei dazi hanno portato i nodi al pettine di una situazione che già subiva i contraccolpi negativi del calo dei consumi di vino in essere già da alcuni anni e che l’euforia post-Covid aveva tenuto nascosta. Secondo l’ultima rilevazione di Wine Monitor – l’osservatorio di Nomisma dedicato al mercato del vino, che fornisce aggiornamenti continuativi sulle dinamiche del mercato – «solo la presa in carico di una quota dei dazi imposti dall’amministrazione Trump a scapito della propria marginalità da parte di produttori e importatori ha permesso di evitare un crollo dal lato dei volumi».

In questo scenario, per quanto riguarda le esportazioni di vini italiani DOP, quelli più pregiati, negli Usa, i volumi spediti fino a novembre 2025 si attestavano a 2,37 milioni di ettolitri per un valore pari a 1,3 miliardi di euro, evidenziando una contrazione rispettivamente del -2,6% e del -6,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le vendite di Prosecco oltreoceano si mantengono in territorio positivo sul fronte dei volumi (+ 1,3%) malgrado il piccolo calo a valore (-2%). Va peggio per il segmento dei rossi DOP, dove toscani, piemontesi e veneti hanno lasciato sul campo una riduzione a valore superiore al 7%.

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Fonte: Il Messaggero Veneto