Dai dazi americani ai conflitti armati, sono tanti i fattori di tensione per le imprese dell’export italiano. La capacità di adattamento è un punto di forza
L’economia globale si va stabilizzando, ma restano forti i fattori di incertezza e di instabilità. Il risultato è che non vi è un ritorno ai ritmi di crescita del passato: è una stabilità, segnata da guerre, dazi e frammentazione geopolitica.
È l’analisi recente di Indermit Gill, capo economista della Banca Mondiale, il quale sintetizza così lo scenario globale dopo lo shock pandemico e la fiammata inflazionistica, mentre non accennano a placarsi i conflitti armati e partnership commerciali consolidate come quelle tra le due sponde dell’Atlantico vengono messe in discussione.
Gill vede per i prossimi trimestri un’economia globale ancora in crescita, ma al contempo zavorrata da due fattori. Quella che identifica come la “trappola del reddito medio“: riguarda molti Paesi in via di sviluppo che, raggiunto un certo livello di benessere, non riescono più ad accelerare per agganciare il gruppo delle economie avanzate. Il secondo fattore è la “decade perduta“, espressione che descrive invece la condizione di Stati che vedono scivolare indietro il reddito pro capite, compressi tra debito elevato, crescita debole e spesa pubblica spostata dal sociale al servizio del debito.
[…]
Per l’Italia, paese manifatturiero ed esportatore, tutto questo rappresenta una sfida sistemica. Eppure, i numeri più recenti mostrano una capacità significativa di adattamento: nei primi nove mesi del 2025, rileva l’Istat, l’export italiano è cresciuto del 3,5%, con la dinamica positiva che ha caratterizzato sia i Paesi Ue (+4,5%), sia quelli extra Ue (+2,4%). Sul mercato americano, pur a fronte dei dazi, l’Italia cresce del 6,9% rispetto al 2024, facendo decisamente meglio di Germania (-7%), Francia (-4%) e Spagna (-9%). Il progresso delle esportazioni è trasversale ai settori: dalla farmaceutica (+39,4%) ai mezzi di trasporto diversi da autoveicoli, dai prodotti in metallo fino all’agroalimentare (quest’ultimo segna +5%).
[…]
Fonte: La Repubblica – Affari&Finanza


