vini valpolicella

Un vigneto che interseca 19 comuni e 11 vallate; una presenza consolidata in 87 Paesi e un consorzio che continua a investire nella promozione internazionale. È la fotografia restituita dalla VI edizione del Valpolicella Annual Report del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, illustrato oggi a Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto alla presenza del governatore, Alberto Stefani, e del consigliere regionale Alberto Bozza, tra i promotori dell’incontro prologo di Venezia Superiore.

La principale denominazione rossista del Veneto conferma un vigneto ormai stabilizzato a 8.614 ettari e una filiera composta da oltre 2200 aziende tra produttori, vinificatori e imbottigliatori. Verona conferma il primato per superficie vitata (15%), seguita da Negrar, San Pietro in Cariano (entrambi al 13%) e Illasi (11%), che insieme concentrano oltre la metà del vigneto della denominazione (52%). Il patrimonio varietale resta fortemente identitario, con la Corvina che rappresenta il 56% della superficie rivendicata, seguita da Rondinella e Corvinone (19% ciascuna), mentre la Molinara si mantiene al 2%.

Nel 2025 la produzione si è attestata a 840.510 quintali di uva, dei quali 327.545 quintali destinati all’appassimento ai livelli del 2016. L’imbottigliato della denominazione ha raggiunto quasi 57,5 milioni di bottiglie, in calo del 3% rispetto al 2024. La flessione interessa tutte le principali tipologie: Amarone e Recioto a 13,58 milioni di bottiglie (-2,4%), il Valpolicella Ripasso a 27,37 milioni (-3,7%) e il Valpolicella a 16,50 milioni (-2,7%), confermando così una fase di normalizzazione dei volumi.

“La congiuntura internazionale richiede oggi una responsabilità ancora maggiore. Il nostro compito non è inseguire i volumi, ma preservare il valore della denominazione. Siamo impegnati a governare con equilibrio la produzione e a investire nella promozione per rafforzare la competitività delle imprese e consolidare il ruolo dei vini della Valpolicella nel panorama enologico nazionale e internazionale.  È una sfida che il Consorzio e le aziende stanno affrontando insieme, con una visione di lungo periodo”, ha commentato il presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, Christian Marchesini.

“La forza del Veneto da sempre non sta nella quantità del prodotto ma nella qualità – ha sottolineato il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani -. Valpolicella ne è la conferma perché è nel nome stesso che viene indicata un’eccellenza territoriale su cui si è sviluppata una cultura enologica superlativa con una denominazione che ha raggiunto posizioni di assoluto rilievo internazionale.  Il frutto di un grande impegno che ha le sue radici nell’identità stessa del territorio con uve antiche ed autoctone che crescono nel Veronese e lo caratterizzano da quando l’uomo lavora la terra per produrre il vino. In questo momento storico, segnato da crisi internazionali e congiunture economiche, la denominazione Valpolicella dimostra che la qualità e l’identità di un prodotto sono la forza per sostenerne il valore sul mercato. Lo confermano i dati ma anche l’impegno che viene profuso nei vigneti, nelle cantine e in tutto il mondo che ruota intorno al vino”.

Il consigliere regionale, Alberto Bozza, nel rimarcare “L’importante lavoro svolto dal Consorzio della Valpolicella a tutela del territorio e della qualità dei suoi vini” ha aggiunto che “Il report presentato certifica la forza della denominazione. I vini della Valpolicella sono versatili e universali e oggi è in atto anche un’importante operazione culturale per raccontare il territorio e potenziare l’enoturismo, perché il vino non è solo gusto e piacere sensoriale ma anche esperienza, cultura, territorio”. Inoltre – ha continuato – :“La denominazione Valpolicella  è conosciuta in tutto il mondo, è ambasciatrice del buon vino italiano. Sapienza contadina e continui investimenti tecnologici, permettono oggi al Valpolicella di essere presente in tutti i mercati. Tuttavia anche il settore del vino vive le sue criticità. Tensioni geopolitiche e protezionismo americano rendono delicato il contesto internazionale e dell’export: per questo occorre fare sistema come Paese e anche come Regione nella promozione del nostro vino, andando assieme a sensibilizzare i nuovi mercati utilizzando le nostre ambasciate e il canale diplomatico della cooperazione internazionale”. Bozza infine ha ricordato “la sfida da vincere della candidatura a patrimonio immateriale Unesco del rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella”.

Tra gli approfondimenti del Report, la composizione dell’imbottigliato per dimensione aziendale evidenzia una denominazione nella quale convivono modelli imprenditoriali eterogenei ma complementari. Se nelle aziende piccole il Valpolicella Doc pesa per il 40%, nelle realtà medio-piccole, medio-grandi e grandi il Ripasso diventa la tipologia prevalente (45-50%). Resta invece stabile in tutte le categorie il ruolo di Amarone e Recioto, che rappresentano tra il 19% e il 26% del portafoglio produttivo, a testimonianza di una filiera impegnata a costruire il valore della denominazione attraverso un’offerta ampia e trasversale.

Per quanto riguarda l’attività di internazionalizzazione della denominazione, l’anno scorso il Consorzio ha promosso 27 attività in 16 Paesi (Argentina, Australia, Corea del Sud, Costa Rica, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Kazakistan Messico, Polonia, Serbia, Singapore, Svezia, UK e Usa) distribuiti nei cinque continenti.

Venezia Superiore proseguirà questa sera al Teson Piccolo della Pescheria di Rialto (dalle 18 alle 23). In degustazione 30 etichette di Valpolicella Doc e Valpolicella Doc Superiore di 19 aziende del territorio, servite a una temperatura di 6/8 gradi.

Fonte: Consorzio Tutela vini Valpolicella

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