Dal Mugello alla Lunigiana, la siccità estiva ha colpito i castagneti nella fase chiave di luglio. Coldiretti chiede più controlli sull’origine del prodotto venduto in Italia
La produzione di castagne e marroni in Toscana registra quest’anno un calo fino al 30% rispetto alla stagione precedente, a causa del caldo estremo e della siccità estiva. La qualità, tuttavia, è ottima. A stimarlo sono Coldiretti Toscana e l’Associazione nazionale città del castagno.
Il problema è nato nella fase cruciale in cui il fiore si trasforma in riccio, intorno alla fine di luglio, quando una forte ondata di calore ha frenato l’accrescimento dei frutti. Il risultato è una situazione “a macchia di leopardo”: in alcune zone le pezzature sono piccole, in altre — specialmente alle altitudini più elevate — la qualità è molto buona, con una percentuale molto bassa di frutti bacati o colpiti dal marciume. La diminuzione della produzione è stimata tra il 10% e il 30% a seconda delle aree.
Un settore con cinque eccellenze riconosciute
La Toscana è terra di primati nella castanicoltura, con cinque produzioni a denominazione, quasi una su tre a livello nazionale: tre per le castagne (Marrone del Mugello IGP, Marrone di Caprese Michelangelo DOP e Castagna del Monte Amiata IGP) e due per le farine (Farina di neccio della Garfagnana DOP e Farina di castagne della Lunigiana DOP). I castagneti da frutto si estendono per circa 3.700 ettari, in crescita rispetto ai 3.000 ettari di cinque anni prima, per una produzione poco inferiore ai 60.000 quintali nel 2025 secondo i dati Istat. La conformazione dei castagneti, distribuiti su terrazzamenti con forti pendenze, rende impossibile l’uso di mezzi meccanici: la raccolta avviene ancora in larga parte manualmente.
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Fonte: Arezzo Notizie.it


