Una ricerca dell’Università di Torino mostra come la tutela giuridica europea dei prodotti artigianali e industriali produca valore per i territori solo se accompagnata da una governance capace di coordinare imprese, istituzioni e comunità locali
Ogni territorio custodisce conoscenze produttive che nessun altro luogo può riprodurre integralmente. Quando tali conoscenze vengono riconosciute, organizzate e condivise, diventano un patrimonio capace di generare valore economico, culturale e sociale. È su questa relazione tra identità, produzione e territorio che si fonda il sistema delle Indicazioni Geografiche, oggi considerato uno degli strumenti più efficaci per valorizzare le eccellenze locali e promuovere uno sviluppo sostenibile basato sulle specificità territoriali.
Nel settore agroalimentare le Indicazioni Geografiche hanno progressivamente dimostrato di essere molto più di uno strumento di tutela della proprietà intellettuale. Hanno favorito la competitività delle imprese, rafforzato la reputazione delle produzioni di qualità e sostenuto la crescita di filiere capaci di integrare sviluppo economico, tutela del patrimonio culturale e valorizzazione delle comunità locali. L’esperienza maturata in questo ambito costituisce oggi un riferimento importante anche per il comparto artigianale e industriale, chiamato a valorizzare un patrimonio produttivo che rappresenta una delle espressioni più autentiche dell’identità europea.
L’adozione del Regolamento UE 2023/2411 segna un passaggio storico in questa evoluzione. Per la prima volta l’Unione Europea introduce un sistema unitario di protezione delle Indicazioni Geografiche per i prodotti artigianali e industriali, riconoscendo che manufatti, lavorazioni tradizionali e competenze produttive costituiscono un patrimonio collettivo meritevole di tutela e valorizzazione. Ceramiche, vetro artistico, tessuti, pietre ornamentali, coltelleria, gioielleria e numerose altre produzioni potranno beneficiare di uno strumento capace di rafforzarne il riconoscimento sui mercati, contrastare le imitazioni e consolidarne il legame con il territorio di origine.
L’introduzione di un nuovo sistema di protezione, tuttavia, pone una questione che va oltre il piano giuridico. Se il riconoscimento dell’origine rappresenta la condizione necessaria per valorizzare un prodotto, esso non è di per sé sufficiente a generare sviluppo territoriale. L’esperienza delle Indicazioni Geografiche dimostra infatti che i risultati dipendono dalla capacità degli attori locali di costruire una visione condivisa, definire regole comuni, coordinare gli investimenti e promuovere il patrimonio territoriale attraverso strategie collettive. In altre parole, se il quadro normativo definisce le regole del gioco, è la qualità della governance a determinarne gli effetti.
In questo scenario si collocano le attività di ricerca sviluppate, che prendono avvio da una riflessione centrale: pur rappresentando un presupposto essenziale, la tutela giuridica non è sufficiente a trasformare il patrimonio produttivo in un motore di sviluppo territoriale. È infatti necessario comprendere in che modo imprese, istituzioni e comunità locali riescano a collaborare per generare valore economico, sociale, culturale e ambientale. In quest’ottica, l’attenzione si sposta dalla dimensione normativa alla sua concreta attuazione, con l’obiettivo di individuare le condizioni che consentono alle future Indicazioni Geografiche non-agri di affermarsi come efficaci strumenti di competitività, valorizzazione territoriale e sostenibilità.
L’analisi propone quindi una diversa chiave di lettura delle Indicazioni Geografiche artigianali e industriali. Esse dovrebbero essere considerate come un diritto di proprietà intellettuale supportato da una strategia collettiva di sviluppo territoriale, nella quale la governance rappresenta l’elemento capace di connettere patrimonio produttivo, identità locale e competitività. In questa prospettiva, la governance costituisce una capacità collettiva attraverso la quale un territorio organizza le proprie risorse, costruisce fiducia tra gli attori coinvolti e genera valore condiviso nel lungo periodo seguendo l’insieme delle regole che disciplinano una Denominazione. Questa interpretazione offre una prospettiva utile alla comunità scientifica, ai futuri soggetti gestori delle Indicazioni Geografiche e ai decisori pubblici chiamati ad accompagnare l’attuazione della nuova disciplina europea.
Come evidenziato nella Figura 1, il patrimonio manifatturiero europeo presenta livelli differenti di sviluppo e specializzazione. Questa eterogeneità suggerisce che l’attuazione del Regolamento UE 2023/2411 richiederà modelli di governance differenziati, capaci di adattarsi alle caratteristiche economiche, produttive e istituzionali dei diversi territori.
Giovanni Peira – Professore Associato presso il Dipartimento di Management “Valter Cantino” dell’Università degli Studi di Torino. La sua attività di ricerca riguarda le Indicazioni Geografiche, fra cui il “Giandujotto di Torino IGP”, il turismo, le supply chain e lo sviluppo territoriale. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche internazionali e responsabile scientifico di progetti di ricerca.
Alessandro Bonadonna – Professore Ordinario di Scienze Merceologiche presso il Dipartimento di Management “Valter Cantino” dell’Università di Torino. La sua attività di ricerca si concentra sui sistemi di qualità e sulla valorizzazione delle produzioni tipiche e dei territori, anche in ottica di sviluppo territoriale. Da oltre vent’anni svolge attività di ricerca sui regimi europei di qualità e sulle strategie di tutela e valorizzazione delle produzioni legate all’origine geografica.
Metodologia
Per rispondere alla Domanda su quali condizioni consentano alle future Indicazioni Geografiche non-agri di diventare un reale strumento di sviluppo territoriale, è stata implementata una Systematic Literature Review (SLR), metodologia che permette di analizzare in modo rigoroso e trasparente le conoscenze scientifiche disponibili su uno specifico tema. Diversamente da una revisione tradizionale della letteratura, questo approccio segue un percorso strutturato di selezione, valutazione e interpretazione delle evidenze scientifiche, garantendo solidità e affidabilità ai risultati.
L’analisi è stata sviluppata seguendo il protocollo SPAR-4-SLR (Scientific Procedures and Rationales for Systematic Literature Reviews). La ricerca bibliografica, condotta nella banca dati internazionale Scopus, ha individuato inizialmente 188 pubblicazioni dedicate alle Indicazioni Geografiche non-agri. Attraverso un processo di selezione fondato su criteri di qualità scientifica, pertinenza e coerenza con gli obiettivi dello studio, sono stati successivamente analizzati 54 articoli sottoposti a revisione tra pari, rappresentativi delle principali esperienze internazionali sul tema.
Lo studio ha quindi ricostruito l’evoluzione della ricerca, confrontando modelli di governance, strumenti di valorizzazione territoriale e risultati conseguiti nei diversi contesti geografici. L’analisi ha preso in considerazione gli aspetti economici e le dimensioni culturali, sociali e ambientali che caratterizzano le Indicazioni Geografiche, consentendo di coglierne la natura multidimensionale e il loro potenziale contributo allo sviluppo sostenibile dei territori.
La ricerca, inoltre, ha individuato i principi comuni che caratterizzano i sistemi più efficaci, comprendendo quali fattori favoriscano la capacità delle Indicazioni Geografiche di creare valore nel lungo periodo. In questa prospettiva, la revisione sistematica ha permesso di costruire un quadro interpretativo utile ad approfondire la conoscenza scientifica del fenomeno e a offrire indicazioni concrete ai territori, ai futuri organismi di gestione e ai decisori pubblici chiamati ad attuare la nuova disciplina europea sulle Indicazioni Geografiche dei prodotti artigianali e industriali.
Risultati
L’analisi della letteratura evidenzia che le future Indicazioni Geografiche dei prodotti artigianali e industriali introducono una nuova modalità di interpretare il rapporto tra patrimonio produttivo, territorio e competitività, nella quale il valore risiede sia nel prodotto, sia nella capacità del territorio di organizzare e valorizzare le proprie risorse materiali e immateriali. Le esperienze analizzate mostrano infatti che la protezione giuridica costituisce una condizione necessaria, ma non sufficiente, per generare sviluppo.
La semplice registrazione di un’Indicazione Geografica non garantisce automaticamente competitività, innovazione o crescita economica. Questi risultati dipendono dalla presenza di un sistema di governance capace di costruire fiducia tra gli attori, coordinare interessi differenti e orientare le strategie di valorizzazione del territorio. In questa prospettiva, la governance può essere considerata l’infrastruttura invisibile delle Indicazioni Geografiche che ne determina la capacità di creare valore nel tempo. La Figura 2 sintetizza questo percorso interpretativo, mostrando come la governance rappresenti il collegamento tra patrimonio territoriale e risultati multidimensionali. Attraverso la capacità di coordinare gli attori locali e di gestire i principali equilibri strategici, il patrimonio produttivo può trasformarsi in competitività territoriale sostenibile.
La ricerca evidenzia inoltre che una governance efficace richiede la capacità di gestire alcuni equilibri strategici. Il primo riguarda il rapporto tra tutela dell’autenticità e capacità di innovazione. Proteggere il patrimonio storico e culturale rappresenta la ragione stessa dell’Indicazione Geografica, ma tale obiettivo deve convivere con l’evoluzione delle tecniche produttive, delle esigenze dei mercati e delle aspettative dei consumatori. Il secondo equilibrio interessa il rapporto tra partecipazione ed efficacia decisionale. Coinvolgere produttori, istituzioni e comunità locali rafforza la legittimazione delle scelte e consolida il senso di appartenenza al territorio e, contestualmente, richiede anche modelli organizzativi in grado di assumere decisioni tempestive e coerenti con gli obiettivi comuni.
L’elemento più significativo che emerge dall’analisi è che la governance non produce effetti limitati alla sfera economica. Quando riesce a coordinare efficacemente gli attori locali, essa contribuisce alla conservazione dei saperi tradizionali, rafforza l’identità culturale delle comunità, favorisce la cooperazione tra imprese e istituzioni e promuove pratiche produttive orientate alla sostenibilità. La competitività territoriale diventa così il risultato di un processo collettivo nel quale valore economico, patrimonio culturale, coesione sociale e responsabilità ambientale si rafforzano reciprocamente. Nel loro insieme, questi risultati suggeriscono una diversa interpretazione delle future Indicazioni Geografiche non-agri. Esse non rappresentano semplicemente una nuova categoria di diritti di proprietà intellettuale, ma un modello di sviluppo territoriale fondato sulla capacità di trasformare il patrimonio locale in una strategia condivisa di crescita. È proprio questa prospettiva che attribuisce alla governance un ruolo centrale, rendendola il fattore attraverso cui identità, competenze e relazioni possono tradursi in un vantaggio competitivo durevole.
Conclusioni
L’entrata in vigore del Regolamento UE 2023/2411 ha inaugurato una nuova fase per la tutela e la valorizzazione delle produzioni artigianali e industriali europee. Per la prima volta, il patrimonio manifatturiero entra a pieno titolo nel sistema europeo delle Indicazioni Geografiche, aprendo opportunità inedite per rafforzare la competitività dei territori attraverso la valorizzazione delle loro competenze, tradizioni e identità produttive.
La ricerca evidenzia tuttavia che il riconoscimento giuridico rappresenta soltanto il punto di partenza. La capacità di generare sviluppo dipenderà dalla qualità della governance che accompagnerà l’attuazione del nuovo sistema. La definizione dei disciplinari, la registrazione delle denominazioni e la protezione di un nome geografico dovranno essere supportate dalla costruzione di organizzazioni capaci di coordinare gli attori locali per affrontare i principali trade-off strategici e trasformare il patrimonio territoriale in una risorsa condivisa per lo sviluppo economico, sociale, culturale e ambientale.
Questa prospettiva assume particolare rilevanza per l’insieme degli attori coinvolti nell’attuazione della nuova disciplina europea. Produttori, associazioni di categoria, Camere di Commercio, enti territoriali e futuri organismi di gestione saranno infatti chiamati ad amministrare un sistema di certificazione e a promuovere forme di coordinamento e di governance capaci di sostenere una strategia di sviluppo condivisa, nella quale tutela del patrimonio produttivo, innovazione e sostenibilità si integrino in un quadro unitario di valorizzazione territoriale.
L’introduzione delle Indicazioni Geografiche per i prodotti artigianali e industriali apre, inoltre, nuove prospettive di ricerca per la comunità scientifica. L’analisi dei modelli di governance, delle dinamiche di cooperazione tra gli stakeholder e dei relativi effetti derivanti dall’applicazione del nuovo regime di tutela rappresenta uno dei principali ambiti di approfondimento per gli studi futuri. In questa prospettiva, le Indicazioni Geografiche non-agri costituiscono un contesto privilegiato per osservare come i processi di azione collettiva e di governance territoriale possano contribuire a trasformare le risorse identitarie locali in fattori di competitività sostenibile. Ne consegue che il valore di un’Indicazione Geografica, oltre a fornire una protezione giuridica del prodotto, si estende alla capacità degli attori locali di costruire un sistema di governance condiviso, valorizzando il patrimonio territoriale e orientando le risorse materiali e immateriali verso percorsi di sviluppo sostenibile e duraturo.
RIFERIMENTI RICERCA
Titolo
Nonfood Geographical Indications as Collective Sustainability Strategies: Governance as a Strategic Capability for Territorial Competitive Advantage
Autori
- Peira, A. Bonadonna
Fonte
Business Strategy and the Environment, 2026.
Link: https://doi.org/10.1002/bse.71040
Abstract
Le Indicazioni Geografiche non-agri stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante come strumenti di sviluppo territoriale sostenibile, capaci di trasformare il patrimonio culturale e produttivo in un vantaggio competitivo durevole. Nonostante la crescente attenzione verso le produzioni artigianali e industriali, la letteratura scientifica ha finora privilegiato gli aspetti giuridici e normativi, dedicando minore attenzione al ruolo della governance come fattore strategico di valorizzazione dei territori.
La ricerca affronta questo tema attraverso una Systematic Literature Review condotta secondo il protocollo SPAR-4-SLR, analizzando 54 studi scientifici internazionali dedicati alle Indicazioni Geografiche non-agri. L’analisi consente di individuare i principali modelli di governance, le dinamiche di coordinamento tra gli attori territoriali e gli effetti economici, sociali, culturali e ambientali associati ai diversi sistemi di gestione.
I risultati evidenziano che le Indicazioni Geografiche non-agri non rappresentano esclusivamente strumenti di tutela della proprietà intellettuale, ma vere e proprie strategie collettive di sviluppo territoriale. La governance emerge come la capacità attraverso cui i territori organizzano risorse, competenze e relazioni, trasformando il patrimonio locale in competitività sostenibile. Lo studio individua inoltre due principali equilibri strategici che caratterizzano tali sistemi: il rapporto tra tutela dell’autenticità e capacità di innovazione e quello tra partecipazione degli attori ed efficacia dei processi decisionali.
La ricerca propone infine un framework interpretativo che colloca la governance al centro delle relazioni tra patrimonio territoriale e risultati multidimensionali, offrendo un contributo teorico agli studi sulle Indicazioni Geografiche e indicazioni operative per i territori e i decisori pubblici impegnati nell’attuazione del nuovo sistema europeo di protezione delle Indicazioni Geografiche dei prodotti artigianali e industriali.
Bibliografia essenziale
- Barney, J. (1991). Firm resources and sustained competitive advantage. Journal of Management, 17(1), 99–120.
- Belletti, G., Marescotti, A., & Touzard, J.M. (2017). Geographical indications, public goods and sustainable development. In: Vandecandelaere E. et al. (Eds.), Strengthening Sustainable Food Systems through Geographical Indications. FAO.
- European Union (2023). Regolamento UE 2023/2411 del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 ottobre 2023 relativo alla protezione delle Indicazioni Geografiche per i prodotti artigianali e industriali.
- EUIPO (2024). Craft and Industrial Geographical Indications – Potential Products in the European Union. European Union Intellectual Property Office.
- Gangjee, D. (2012). Relocating the Law of Geographical Indications. Cambridge University Press.
- Paul, J., Lim, W.M., O’Cass, A., Hao, A.W., & Bresciani, S. (2021). Scientific Procedures and Rationales for Systematic Literature Reviews (SPAR-4-SLR). International Journal of Consumer Studies, 45(4), O1–O16.
- Peira, G., Arnoldi, S., & Bonadonna, A. (2025). Non-Food Geographical Indications in the European Union: Comparative Indicators, Cluster Typologies, and Policy Scenarios Under Regulation (EU) 2023/2411. Sustainability, 17, 9055.
- Teece, D.J., Pisano, G., & Shuen, A. (1997). Dynamic capabilities and strategic management. Strategic Management Journal, 18(7), 509–533.
- WIPO (2025). World Intellectual Property Indicators 2025. World Intellectual Property Organization.
Fonte: Consortium 32 – 2026/03


