Tradizione locale e mercato globale si raccontano nel libro “La filosofia della Dop economy” di Mauro Rosati, edito da Treccani: con quasi 900 prodotti tutelati e 70 miliardi di export, il modello DOP e IGP ha trasformato l’identità dei territori in un motore di crescita per l’Italia
C’è un momento preciso in cui il cibo smette di essere solo nutrimento: succede quando in un sapore si avverte il respiro di un paesaggio, la memoria di una comunità, il gesto antico di un artigiano. Ecco, in quell’istante il cibo diventa linguaggio, un ponte tra necessità biologica e cultura profonda dí un popolo. È in questa transizione, al contempo intima e collettiva, che risiede il senso più autentico della Dop economy: un modello che non si limita a produrre ricchezza, ma restituisce dignità alla storia e ai territori, trasformando l’agroalimentare in una forma di filosofia civile applicata alla terra.
Per lungo tempo l’Italia ha cercato il prestigio internazionale affidandolo alla velocità della meccanica o alle geometrie della moda, considerando la tradizione agricola un residuo novecentesco da superare. Oggi sappiamo che la vera avanguardia risiede proprio nella capacità di valorizzare ciò che è radicato e irripetibile.
Il termine Dop economy descrive l’intero sistema economico basato sui prodotti a Indicazione Geografica protetti dai marchi europei DOP (Denominazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG (Specialità Tradizionale Garantita). II termine è stato utilizzato per la prima volta nel 2018 da Mauro Rosati, Direttore Generale della Fondazione Qualivita, per sottolineare come i prodotti di qualità fossero diventati il baricentro di una crescita non più soltanto economica. II neologismo ha avuto un impatto tale da essere inserito nel Vocabolario Treccani tra i termini che definiscono la società contemporanea. La sua forza sta nella capacità di unire l’acronimo europeo della tutela al concetto di economia, sancendo il passaggio da una produzione dì nicchia a un settore strutturato.
LO SGUARDO DEL CONSUMATORE
Questo sistema nasce da un cambiamento profondo nei bisogni della società. Quando la disponibilità alimentare cessa di essere una questione di pura sopravvivenza, lo sguardo del consumatore cambia: diminuisce il peso del cibo come semplice nutrimento e cresce la ricerca di qualità, fiducia, memoria e legame con i luoghi. I marchi DOP e IGP nascono proprio per certificare questa indissolubile unione. Una DOP garantisce che tutte le fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione avvengano in un’area geografica delimitata; l’IGP attesta che almeno una di queste fasi sia legata al territorio. Non si tratta di invenzioni narrative, ma di realtà storiche documentabili attraverso archivi, paesaggi e antiche pratiche agrarie che l’Unione Europea certifica e tutela contro le falsificazioni e la concorrenza sleale.
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Fonte: #Natura


