Molluschicoltura in grave difficoltà per la temperatura del mare che è arrivata a 33,28 gradi, allo studio ristori alle imprese per calamità

Un vero disastro. Le elevatissime temperature del mare registrate nell’estate 2026 a livelli che qualcuno ha definito quasi “termali” sta letteralmente azzerando la molluschicoltura italiana. A essere colpita è soprattutto la produzione di cozze nell’Alto Adriatico distretto tra i principali al mondo con capofila l’Emilia Romagna che vale, da sola, circa il 60% della produzione italiana di mitili. Ma danni rilevanti sono stati registrati anche in Veneto e Puglia che sono le altre regioni con una produzione di rilievo.

«Ad essere a rischio – spiega il vicepresidente di Fedagripesca Emilia Romagna, Vadis Paesanti – non è tanto la campagna 2026 che inizia a marzo e si è conclusa a fine agosto. Ma la prossima. Tra martedì e mercoledì della scorsa settimana abbiamo scoperto che tutti i semi messi a dimora sono stati distrutti. Con una temperatura del mare che è arrivata a 33,28 gradi, di fatto, si sono cotti nell’acqua senza che nessuno però possa mangiarli. Una vera e propria ecatombe per la produzione di cozze visto che l’Emilia Romagna è il primo produttore ma anche il primo fornitore di semi per le altre regioni produttrici.

E questo significa anche che abbiamo scarsissime possibilità di rintracciare seme da altre aree per cercare di salvare la stagione. Calcoliamo che circa 200 imprese nella nostra area resteranno senza lavoro con una stima di danni che, al momento, è di almeno 50 milioni. E per questo siamo in contatto con le istituzioni per trovare forme di risarcimento e di ristoro per imprese e lavoratori».

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Fonte: Il Sole 24 Ore