Dop economy. Fatturato all’origine in calo del 5% ma i volumi di produzione del Prosciutto di San Daniele DOP sono in ripresa
Superato il test dazi con un +20% di export Usa nel 2025, il Consorzio del Prosciutto di San Daniele va in pressing sui mercati di Danimarca e Svezia. E in attesa che l’Asia riapra le frontiere dopo il blocco commerciale dovuto alla epidemia di peste suina africana, si prepara a erodere nuove quote di mercato attraverso una “riserva certificata”.
«Vendere di più e meglio puntando sulle nostre caratteristiche di salubrità» è il mantra di Mario Cichetti, da più di vent’anni ai vertici del Consorzio. Il direttore generale ci accoglie negli uffici di San Daniele del Friuli, 8mila anime tra le Alpi Carniche e il mare Adriatico. Qui tempo e stagioni della comunità sono scandite da un prodotto che – su tutta la regione – vanta ricadute complessive per oltre 1,15 miliardi.
Cichetti snocciola gli ultimi dati relativi alla Dop che riunisce 31 produttori e 3.500 allevamenti medio-piccoli, in dieci regioni certificate. «Abbiamo chiuso un bilancio in positivo, con un fatturato alla produzione di 340 milioni di euro, in calo rispetto ai 360 milioni del 2024, ma con un recupero in volumi, passando dai 2,45 milioni di prosciutti del 2024, ai 2,54 milioni del 2025».
Il 2024 e i primi mesi del 2025 hanno rappresentato un banco di prova importante, a causa del caro-materie prime e alla contestuale epidemia di peste suina africana negli allevamenti, che ha colpito soprattutto Centro-Nord e Sardegna e che ha fatto schizzare al massimo storico i prezzi di cosce fresche e pezzi di suino.
«Approvvigionare magazzini con costi del 30% più alti è stato oneroso», commenta Cichetti. Gli effetti della Psa sono percepibili nel blocco commerciale ancora in atto con Giappone e Cina, che insieme rappresentano il 10% dell’export: «Lo stallo pesa – dice – ma ci auguriamo, come sembra, una ripresa a breve dell’export con il Giappone, mentre per la Cina temiamo tempi più lunghi».
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Fonte: Il Sole 24 Ore


