In vigore il Testo unico Ue che salva gli interessi dei fornitori nord europei. Mentre diventa operativo il nuovo regime delle IGP «non agroalimentari»
A distanza di pochi giorni, a metà maggio, sono arrivate due notizie che sembrano raccontare vicende diverse ma in realtà raccontano la medesima storia. Il 14 maggio è scaduto il periodo di deroga previsto dal Regolamento Ue 1143 del 2024: da quel giorno è illegale per i supermercati nascondere il nome del produttore effettivo sul retro delle confezioni a marchio del distributore che portano un logo Dop o Igp. Il nome deve comparire nello stesso campo visivo del bollino europeo.
Presentata come una conquista della trasparenza, la norma in realtà cambia poco per i consumatori: la garanzia di un prodotto a Indicazione geografica, Dop o Igp che sia, è già assicurata dal rispetto del disciplinare e dai controlli dei Consorzi di tutela. Saper quale sia il caseificio che ha prodotto e stagionato una forma di Grana Padano o quale il salumificio da cui sia uscito un Prosciutto di Parma sposta poco.
Quello che la riforma non ha scalfito è il nodo vero: l’origine della materia prima. A differenza delle Dop (Denominazioni d’origine protette) per le quali la materia prima deve essere 100% italiana, chi compra una bresaola della Valtellina Igp al banco del supermercato continuerà a non sapere che in massima parte la carne viene dal Sudamerica.
Il 18-19 maggio il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha pubblicato sul Bollettino nazionale le prime quattro domande di Igp per prodotti artigianali e industriali — le cosiddette Igp non-agri: Vetro di Murano, Merletti di Burano, Cammeo e Corallo di Torre del Greco. Non si tratta ancora di una registrazione definitiva: devono trascorrere 60 giorni senza che arrivino eventuali opposizioni. Solo allora le domande verranno trasmesse all’Euipo – l’ufficio Ue per la proprietà intellettuale – per l’esame finale e la registrazione a livello europeo.
Ma è un passaggio storico: per la prima volta il bollino Igp certificherà prodotti che non hanno nulla a che fare con il cibo. Messi insieme, i due fatti descrivono un sistema che si espande e si aggiusta ai margini senza affrontare il problema centrale: cosa garantisce davvero il bollino giallo-blu della Igp.
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Fonte: Libero


