Una nuova generazione di vignaioli raccoglie l’eredità della viticoltura eroica del Cinque Terre Sciacchetrà DOP, trasformando fatica, salsedine e paesaggio verticale in un passito unico al mondo
Dicono sia eroica, e pur essendo un cliché, non c’è aggettivo più calzante, perché la viticoltura delle Cinque Terre è una sfida continua a un paesaggio verticale. Un’ostinata resistenza alle vertigini, dove lo Sciacchetrà rappresenta l’impossibile: il miracolo di un passito salmastro e mediterraneo come nessun altro. Giorgio Bacigalupi, direttore del Consorzio di Tutela, ne fotografa l’assoluta rarità. «Nel 2024 la produzione si è fermata a 44 ettolitri, contro i 1900 di Cinque Terre Bianco. Parliamo del 2,3% del totale, con rese in pressatura del 20%, in perenne balia dei capricci del clima».
Il consolidamento con il riconoscimento della DOP
Su 200 viticoltori – dei quali 170 conferiscono alla cantina cooperativa – solo 25 si dedicano allo Sciacchetrà: bottiglie da 37,5 centilitri proposte in enoteca tra i 35 e i 70 euro. Volumi microscopici per un tesoro che un tempo era consumato solo in loco, messo via per le grandi occasioni, che con la Doc del 1973 ha consolidato la sua nicchia. La sommelier Yvonne Riccobaldi ne traccia l’identità. «L’appassimento concentra zuccheri e minerali, donando un colore topazio. Ti aspetti l’albicocca disidratata e vieni travolto da macchia mediterranea e salsedine. In bocca lo zucchero amplifica il sorso, ma il sale asciuga la lingua con grinta pazzesca. È il territorio che parla».
L’enoturismo come strumento di valorizzazione
A raccogliere l’eredità c’è una nuova generazione. Mirco Cappellini, classe 1985, e la moglie Laura Ampollini incarnano la settima generazione della Cantina Capellini, a Volastra.
Hanno fatto dell’enoturismo lo strumento che valorizza il legame primordiale con la vigna: lo scorso anno, tra aprile e ottobre, 900 persone hanno scelto le loro esperienze. «Portiamo le persone tra i filari. Lo Sciacchetrà lo proponiamo in un’esperienza esclusiva per due, isolate nel vigneto: un assaggio centellinato, per farne percepire il valore intimo». A Vernazza, Riccardo Giorgi e Adeline Maillard infondono il rigore appreso a Bordeaux nella loro cantina – Cian du Giorgi – nata nel 2020 dopo un salvataggio durato tre anni di vigne ultracentenarie a pergola.
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Fonte: Repubblica – Il Gusto


