La svolta, dal 2008 le collaborazioni McDonald’s Italia con i Consorzi di Tutela grazie al percorso avviato con la Fondazione Qualivita: la prima è con il Parmigiano Reggiano DOP

Valore Condiviso: un modello di fare impresa, definito dal 2011, diventato strategico per produrre effetti positivi nelle comunità di lavoro. Come? Legando la competitività imprenditoriale con il benessere umano.

L’aspetto fondamentale sta nel considerare in questa analisi l’intera filiera di un’attività, l’intera catena del valore, perché ci dà la misura, come nel caso di McDonald’s, di quanto sia radicata al territorio. Solo così si può calcolare l’effetto leva che un’impresa ha sull’intero sistema economico. Nel caso specifico di McDonald’s, per esempio, per ogni euro di fatturato se ne generano tre di Valore condiviso». E poi c’è l’aspetto culturale, perché dietro alle collaborazioni con le filiere vicine c’è il mantenimento dei patrimoni materiali e immateriali di un territorio. «Quando McDonald’s ha supportato il Pomodoro di Pachino IGP, la Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP o il Consorzio di tutela della Pera dell’Emilia-Romagna IGP, ha da una parte sostenuto gli agricoltori locali colpiti da crisi congiunturali, dall’altra ha rafforzato e migliorato la sua offerta. Dietro la generazione di Valore condiviso c’è infatti sempre una logica win-win, ovvero tutte le parti ottengono un beneficio». Una logica che per sua natura promuove sviluppo e innovazione.

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Sono gli anni del calo del Pil e dell’incertezza economica, ma McDonald’s è in controtendenza: i ristoranti arrivano a 559, i posti a sedere a oltre 100mila, mentre sono 62mila i mq delle aree verdi, sempre con wi fi gratuito.

La svolta verso l’italianità arriva nel 2008 con la prima collaborazione con i Consorzi di Tutela, il Parmigiano Reggiano DOP; quella tecnologica nel 2013 con l’introduzione dei chioschi digitali nelle sale.

Il Valore Condiviso di McDonald’s Italia nel 2016 supera 1,1 miliardi di euro, pari a 3 euro redistribuiti per ogni euro fatturato. L’impatto occupazionale supera le 33mila persone tra ristoranti diretti, licenziatari, indotto e fornitori, confermando una filiera stabile e radicata nel territorio.

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Fonte: La Repubblica