Made in Italy. Rapporto Mediobanca su uno dei settori chiave dell’alimentare nazionale. Produzione di olio d’oliva 2025 ai massimi storici nel mondo, ma l’Italia accusa -31,8%

Il peso dell’Italia sulla produzione mondiale di olio d’oliva è passato dal 12,7% del 2023-24 al 6,3% del 2024-25. È forse il dato più significativo emerso dal report “L’olio d’oliva italiano: tra volatilità dei prezzi, eccellenze locali e mercati stranieri” pubblicato ieri dall’Area Studi di Mediobanca. Un dato eloquente e che sintetizza il forte ridimensionamento, sul piano produttivo, dell’olio d’oliva italiano. Un trend che ha radici lontane e che è il prodotto del calo delle superfici coltivate (si sono ridotte del 7,1% tra il 2014 e il 2024) e delle difficili condizioni meteo degli ultimi anni.

Tuttavia, nonostante il ridimensionamento a monte della filiera, l’industria italiana dell’olio d’oliva continua a registrare performance importanti con un ruolo di primo piano sui mercati internazionali: l’export (crescita cumulata 2015-2024 +9%) trascina il giro d’affari (+7%) ma vale ancora poco (un terzo delle vendite totali).

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Ma nonostante i limiti strutturali l’Italia riesce comunque a recitare un ruolo chiave sui mercati internazionali: nel 2024 è seconda sia per esportazioni mondiali, con 2,8 miliardi di euro dopo la Spagna (5,1 miliardi) e prima del Portogallo (1,5 miliardi), che per importazioni con 2,9 miliardi, dopo gli Stati Uniti (3 miliardi) e prima della Spagna (1,4 miliardi).

Sul fronte degli sbocchi molto resta ancora da fare: metà dell’export italiano di olio d’oliva si concentra in tre Paesi e cioè Stati Uniti (32,2% dei quantitativi complessivi nel 2024), Germania (14%) e Francia (6,8%). Mentre l’olio importato proviene da Spagna (56,8%), Grecia (17,5%) e Tunisia (14%).

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Fonte: Il Sole 24 Ore