Gli scambi tra Italia e Mercosur valgono già 12 miliardi Industria e chimica sono tra le prime voci dell’export italiano verso Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, ma l’accordo tra Mercosur e Ue apre nuove chance. Nel testo dell’intesa lo stop al commercio di prodotti falsi italiani, con tutela per i marchi registrati e le DOP IG

Macchinari meccanici ed elettronici, automotive e componentistica, farmaceutica e strumentazione tecnologica: sono queste le prime voci di esportazione, per valore economico, dell’Italia verso i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay).

La richiesta delle competenze italiane non manca, e le imprese esportano da tempo in quella che è la sesta economia più grande del mondo, con una popolazione totale di circa 270 milioni di persone. L’accordo di partenariato tra Unione europea e America latina è attualmente in stand-by, dopo che l’Europarlamento ha chiesto un parere alla Corte di giustizia Ue. I timori che stanno dietro al tentativo di posticipare quanto più possibile l’intesa commerciale, sono per lo più di tipo concorrenziale: si teme l’arrivo massivo di prodotti, soprattutto agroalimentari, a prezzi troppo bassi e di minore qualità.

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C’è poi un settore tutto italiano che in virtù dei legami storici e culturali con l’America latina avrebbe non pochi vantaggi dall’entrata in vigore dell’accordo: quello dell’agroalimentare, che attualmente compare tra i beni esportati a partire dalla quattordicesima voce. Eppure la richiesta di prodotti nostrani sugli scaffali dei supermercati sudamericani non manca, soprattutto in Brasile e Argentina (basti pensare che l’80% delle richieste di cittadinanza italiana iure sanguinis arriva da qui).

«Ci sono prodotti, come per esempio la Mortadella di Bologna IGP, che sono ricercati ma non si trovano – continua Feletto -. Certo, dovremmo aumentare i funzionari nei consolati, perché le ispezioni vanno fatte in loco, altrimenti la tutela rimane sulla carta». A questo proposito, l’accordo di partenariato prevede anche tutele sui marchi registrati e controlli in loco. Non solo: vieta anche la commercializzazione di riproduzioni dei prodotti con indicazione geografica protetta (IGP), che nel caso dell’Italia costituisce un vero e proprio fenomeno (il cosiddetto «italian sounding», ovvero prodotti venduti tramite parole, immagini e colori che evocano la falsa provenienza italiana).

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Fonte: Il Sole 24 Ore