Dazi, il centro studi di CNA pone l’accento sui rischi legati a barriere doganali, contraffazione e concorrenza sleale

L’insicurezza economica, politica e militare globale e l’affievolimento del concetto di mercati aperti e senza frontiere stanno mettendo a rischio i settori di maggior richiamo del Made in Italy. Agroalimentare compreso.

Un comparto significativo non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale, per la presenza massiccia di artigiani, micro e piccole imprese, le imprese diffuse sul territorio, quelle che non possono lasciare per delocalizzare e non potrebbero recidere neanche volendo le proprie radici. A lanciare l’allarme una indagine condotta dall’Area studi e ricerche della CNA.

Con 891 riconoscimenti conferiti al nostro Paese dall’Unione europea tra prodotti Dop (Denominazione di origine protetta), Igp (Indicazione geografica protetta) e Sgt (Specialità tradizionali garantite), l’Italia surclassa ogni concorrente, anche la Francia (774 riconoscimenti) e la Spagna (391 riconoscimenti), seconda e terza rispettivamente. Il 23,7% delle produzioni agroalimentari di alta qualità nel mondo batte bandiera tricolore, contro il 20,3% francese e il 10,4% spagnolo.

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Un dato importante da evidenziare riguarda il ruolo delle micro e piccole imprese. Limitando l’attenzione alle sole attività di produzione di alimenti e bevande, emerge che queste rappresentano il 97,8% della base produttiva, occupano il 55% degli addetti, generano il 30,6% del fatturato.

II 56,6% delle micro e piccole imprese che operano nel comparto alimentare ha carattere artigiano. Si tratta della quota più alta rilevata tra i settori di punta del Made in Italy: Abbigliamento, Arredo, Automotive e Agroalimentare appunto.

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Fonte: QN – Quotidiano Nazionale