Sei obiettivi, sei assi d’azione, risorse dedicate a livello europeo e nazionale e un’idea che nasce dall’esperienza dei Consorzi: accompagnare la governance delle IG prima della registrazione, non dopo. Ecco il contributo che il sistema italiano porta a Bruxelles
Con il Regolamento UE 2024/1143 l’Europa ha scritto una delle riforme più importanti nella storia delle Indicazioni Geografiche. Ha rafforzato il ruolo dei gruppi di produttori e ha introdotto la sostenibilità tra i contenuti dei disciplinari. Ha anche portato la tutela nello spazio digitale. Ma una riforma vive solo se il sistema è in grado di metterla in pratica. Per questo l’Action Plan europeo sulle IG è un passaggio decisivo: è lo strumento con cui le nuove regole possono diventare competenze, cultura e capacità amministrativa distribuite in modo omogeneo in tutta l’Unione.
Il punto di partenza: le indicazioni della Commissione
Il 26 giugno 2026 la Commissione europea ha riunito, in una seduta congiunta, il Gruppo di esperti sulla sostenibilità e la qualità dell’agricoltura e dello sviluppo rurale e il Gruppo di dialogo civile sulla qualità, per raccogliere elementi in vista del futuro Action Plan. Il quadro tracciato dalla DG AGRI è chiaro. Sarà un piano non legislativo, nato dall’impegno assunto con la Visione per l’agricoltura e l’alimentazione del febbraio 2025 e annunciato dal Commissario Hansen nel dicembre 2025, con adozione prevista nel quarto trimestre del 2027.
Non riaprirà la normativa sulle IG, ma individuerà azioni pratiche per rafforzarne competitività, visibilità e diffusione. E, punto tutt’altro che secondario, non disporrà di un budget dedicato. La Commissione ha indicato quattro priorità: aumentare la diffusione delle IG, soprattutto negli Stati membri dove le registrazioni sono poche; migliorare la riconoscibilità dei loghi DOP e IGP; rafforzare la presenza delle IG nella distribuzione, nell’ingrosso, nella ristorazione e negli appalti pubblici; utilizzare meglio gli strumenti della PAC, costruendo sinergie con turismo, ricerca e sviluppo regionale.
La prima consultazione degli Stati membri, svolta ad aprile, ha messo in fila gli ostacoli più comuni. Le procedure di registrazione restano complesse e onerose, e i gruppi di produttori hanno spesso bisogno di competenze legali e tecniche esterne. I costi di certificazione e controllo scoraggiano le domande, e non tutti i produttori sono convinti dei benefici economici. In alcuni settori l’organizzazione dei produttori è debole, e i marchi di qualità nazionali, regionali o privati fanno concorrenza a quelli europei. Per rispondere, la Commissione pensa a linee guida pratiche, modelli di disciplinare e di Domanda, programmi di rafforzamento delle capacità nei Paesi con meno esperienza e un sostegno finanziario nella fase di preparazione delle domande. Sul fronte dei consumatori, la Commissione ha riconosciuto che molti cittadini conoscono i prodotti tutelati ma non i loghi europei, spesso meno noti dei marchi nazionali. Da qui l’idea di una campagna europea dedicata alle IG, centrata sulla storia dei prodotti e sul loro legame con territori, tradizioni e produttori più che sul solo logo, e accompagnata da partnership con chef, scuole e operatori del turismo. Gli appalti pubblici sono stati indicati come uno dei terreni più promettenti, ma anche tra i più difficili: le stazioni appaltanti temono di violare le regole sulla parità di trattamento, privilegiano il prezzo più basso e danno più peso ai criteri biologici e di sostenibilità.
L’Action Plan potrebbe offrire guide operative, modelli di capitolato e metodologie per inserire le IG nelle gare nel rispetto delle norme europee. Nel corso della giornata sono state presentate diverse esperienze. La legge francese Egalim impone alla ristorazione collettiva, circa 80.000 mense, di acquistare almeno il 50% di prodotti sostenibili e di qualità, tra cui DOP, IGP e STG, e almeno il 20% di biologico. L’IGP Plátano de Canarias è entrata in oltre 2.000 scuole, raggiungendo 160.000 studenti. La DOP Vinos de Madrid ha costruito alleanze con ristorazione, chef, scuole e istituzioni, mentre in Finlandia il Consiglio regionale del Nord Savo ha puntato sul racconto delle tradizioni e attività nelle scuole. Il Belgio ha illustrato AgriLabel, un servizio pubblico che accompagna i produttori in tutto il percorso di registrazione, dall’analisi di fattibilità al dossier completo.
Sulle risorse, la Commissione ha ricordato che la PAC offre già strumenti poco utilizzati: misure di cooperazione, sostegno ai gruppi di produttori, promozione, aiuti all’avviamento fino all’80% dei costi di controllo, LEADER e gruppi operativi PEI. Ha indicato inoltre Interreg come fonte di finanziamento per la cooperazione, citando tra gli altri il progetto Authentic Olive Net sugli oli DOP e IGP di Grecia e Italia. Molte di queste indicazioni confermano la direzione delle proposte che abbiamo condiviso con i Consorzi, dalla comunicazione centrata sui territori al rafforzamento dei gruppi di produttori.
L’esperienza belga, in particolare, dimostra che accompagnare i promotori prima della registrazione funziona. Su un punto, però, chiediamo un passo in più: un piano senza risorse dedicate rischia di restare un elenco di buone intenzioni. Origin Italia ha voluto arrivare a questo appuntamento con una posizione costruita insieme ai Consorzi di tutela associati. Le proposte che presentiamo in queste pagine sono il frutto di quel confronto. Partono da una convinzione: l’Italia, con il maggior numero di IG in Europa, ha un patrimonio di esperienze da mettere a disposizione degli altri Stati membri. Non si tratta di esportare un modello. Si tratta di offrire buone pratiche già collaudate, che altri possono adattare alla propria realtà.
Sei obiettivi per il sistema europeo delle IG
La nostra proposta si articola attorno a sei obiettivi. Il primo riguarda i cittadini, che devono riconoscere i loghi DOP, IGP e STG e soprattutto capire che cosa rappresentano: un territorio, una comunità, un sistema di garanzie. Il secondo riguarda le imprese, perché la consapevolezza del valore competitivo delle IG si traduca in più adesioni ai regimi di qualità. Il terzo è rivolto agli operatori tecnici, chiamati a nuove competenze su disciplinari, controlli, tutela e sostenibilità. Il quarto riguarda le amministrazioni, che devono gestire procedure di registrazione, modifica e vigilanza sempre più complesse. Il quinto è la governance multilivello, cioè la coerenza tra politica europea, nazionale e regionale. Il sesto obiettivo lo abbiamo aggiunto noi, ed è trasversale: la conoscenza e i dati. Senza una misurazione comune del valore economico, sociale e ambientale delle IG, le politiche europee restano senza bussola. L’esperienza del Rapporto ISMEA-Qualivita, con la sua serie storica nazionale e territoriale, dimostra quanto i dati possano orientare le scelte pubbliche e private. Proponiamo che l’Unione si doti di un Osservatorio europeo con una metodologia condivisa.
Dalla comunicazione ai controlli: gli assi d’azione
Ogni obiettivo si traduce in azioni concrete. Sul fronte dei cittadini chiediamo una campagna europea pluriennale con un messaggio comune sui loghi. La campagna va declinata a livello nazionale con le storie dei territori. Al suo fianco proponiamo accordi quadro con la grande distribuzione per creare spazi dedicati ai prodotti DOP e IGP, con segnaletica comune e personale formato. Molti Consorzi italiani hanno già sperimentato queste collaborazioni con le catene distributive, e i risultati parlano da soli. Per le imprese proponiamo seminari europei itineranti, con priorità ai Paesi e alle filiere dove le IG sono ancora poche o poco utilizzate. Proponiamo anche un programma di gemellaggi tra gruppi di produttori, in cui Consorzi maturi affiancano gruppi emergenti su governance, valorizzazione e tutela. È un’idea che guarda anche alle nuove IG artigianali e industriali, che potranno giovarsi di un’esperienza maturata in decenni di lavoro nell’agroalimentare. Sui controlli, l’Italia può offrire il modello di un sistema integrato. L’ICQRF opera con la tutela ex officio e con gli accordi con le piattaforme di e-commerce. Accanto a lui lavorano gli agenti vigilatori dei Consorzi. Chiediamo di estendere alle IG il programma europeo di formazione BTSF, con scambi di ispettori tra Stati membri, e di costruire una rete europea della vigilanza in raccordo con EUIPO. Per le istituzioni nazionali e regionali proponiamo un’Academy europea per i funzionari e un manuale di buone pratiche per l’istruttoria delle domande. Suggeriamo inoltre un monitoraggio delle IG “dormienti”, quelle registrate ma con produzione certificata scarsa o nulla, da accompagnare con piani di rilancio. Infine chiediamo una Conferenza europea biennale con i ministri dell’agricoltura, per condividere le esperienze e aggiornare periodicamente il piano. L’Italia può candidarsi a ospitarne la prima edizione.
Un piano senza risorse è solo un documento
Il punto su cui i Consorzi hanno insistito di più è quello delle risorse. Un Action Plan che si limita a rimandare agli strumenti esistenti rischia di disperdere le proprie azioni tra programmi diversi. Chiediamo quindi una linea di finanziamento dedicata e riconoscibile nel bilancio europeo. Accanto a questa, la politica di promozione, i programmi di formazione e ricerca e le risorse di EUIPO possono fare da canali complementari.
C’è poi una leva nazionale che non possiamo lasciarci sfuggire. La proposta per il Quadro finanziario 2028-2034 riunisce la PAC e le altre politiche a gestione concorrente in un Fondo unico, attuato attraverso Piani di partenariato nazionali e regionali. Il negoziato è ancora aperto, ed è proprio questo il momento per chiedere che il Piano italiano contenga un capitolo dedicato alle IG. Quel capitolo potrebbe finanziare l’assistenza tecnica ai gruppi di produttori, la formazione e la promozione. Soprattutto, potrebbe finanziare lo strumento che consideriamo la proposta più innovativa di tutto il nostro lavoro.
Il pre-assessment: la governance prima della registrazione
Chi lavora ogni giorno con i Consorzi conosce bene un problema che si ripete con troppa frequenza. La registrazione di una nuova IG viene spesso promossa da produttori che si muovono in modalità diverse, a volte senza un coordinamento reale. La questione della governance viene affrontata solo dopo la registrazione. È a quel punto che emergono i problemi, spesso enormi: conflitti tra le fasi della filiera, ritardi nel riconoscimento del Consorzio, IG che restano sulla carta e non decollano mai.
Molto più razionale sarebbe intervenire prima. Proponiamo che il Masaf introduca un pre-assessment del modello organizzativo del gruppo di produttori, in fase di pre-registrazione. Si tratta di un’assistenza tecnica “ante”, che aiuti i promotori a definire il modello di governance prima di depositare la Domanda. Il pre-assessment dovrebbe valutare la rappresentatività della filiera e l’equilibrio tra le diverse fasi produttive. Dovrebbe esaminare anche lo statuto, le regole decisionali e la sostenibilità economica del gruppo. Infine dovrebbe verificare la capacità di svolgere funzioni di tutela, vigilanza e promozione e l’esistenza di un piano di sviluppo per il periodo successivo alla registrazione.
In questa attività le associazioni di IG possono dare un contributo decisivo. Origin Italia rappresenta Consorzi che hanno già affrontato, e risolto, i problemi che un gruppo promotore si troverà davanti. Può mettere a disposizione modelli di statuto, esperienze di rappresentanza della filiera e il confronto diretto con chi gestisce un Consorzio ogni giorno. I benefici sono evidenti: domande più solide, meno contenziosi, riconoscimenti più rapidi e IG operative fin dal primo giorno. È anche un modello che l’Italia può proporre all’Europa, dove molti Stati membri si trovano ad affrontare lo stesso problema.
Il ruolo del Masaf
Il pre-assessment è parte di un disegno più ampio, in cui il Ministero assume il ruolo di regista nazionale dell’Action Plan. Proponiamo un piano nazionale di attuazione guidato da una cabina di regia con Regioni, Consorzi di tutela e associazioni di IG. Nello stesso quadro rientrano il capitolo IG nel Piano di partenariato, la formazione dei funzionari regionali con tempi certi per le istruttorie e il rafforzamento della rete dei controlli. Completano il quadro una campagna nazionale coordinata con quella europea e il contributo dei dati italiani al futuro Osservatorio europeo.
Una sfida di sistema
Le IG sono qualcosa di più di un regime di qualità. Sono il cuore di quella Dop economy che genera valore economico, ma anche cultura, comunità e futuro per i territori. L’Action Plan europeo è l’occasione per riconoscere questa dimensione e costruire gli strumenti per farla crescere in tutta Europa. Il sistema italiano dei Consorzi è pronto a fare la sua parte, portando a Bruxelles non solo proposte, ma esperienze che funzionano. Ora serve che le istituzioni, europee e nazionali, raccolgano questa disponibilità e la trasformino in azioni e risorse.
Fonte: Consortium n°32 – 2026/03


