Trentodoc Festival: tre giorni per degustare e conoscere le bollicine della montagna

I riflettori dell’ultimo Trentodoc Festival si sono spenti da poco, ma posati i calici resta alta la curiosità di capire il segreto che si cela dietro quelle bollicine così fini e impercettibili. Per avere la risposta basta mettersi mettersi in viaggio tra le valli, dove il Metodo Classico smette di essere un semplice termine enologico per diventare la storia viva di una montagna e della sua gente.

Il primo passo di questo itinerario alla scoperta dell’anima più autentica del Trentino è la Fondazione Edmund Mach a San Michele all’Adige. È qui, in questo prestigioso centro agronomico, che il Trentodoc viene pensato, studiato e continuamente affinato. Le ricerche condotte negli archivi dell’istituto raccontano una storia affascinante: già alla fine dell’Ottocento, prima ancora che arrivassero gli insegnamenti dei maestri francesi, nelle aule della scuola si insegnava con rigore scientifico l’arte della rifermentazione in bottiglia.

Dalla teoria enologica alla pratica dei giovani che hanno scelto di restituire futuro alla terra. Nella suggestiva Valle dei Laghi, a Drena, vale la pena fare una tappa alla Cantina Salim guidata da Pietro Bortolotti, 25 anni. Camminare insieme a lui tra i piccoli appezzamenti di vigna strappati al bosco, immersi tra lecci e secolari castagni, permette di toccare con mano l’entusiasmo della nuova generazione di viticoltori. Proseguendo il cammino si raggiunge quello che è forse il cuore più intimo di tutta la produzione: la Val di Cembra.

Questo paesaggio mozzafiato, plasmato da vertiginosi terrazzamenti e muretti a secco, merita una sosta prolungata per assaporare a passo lento la vita dei campi. Qui la viticoltura è ancora orgogliosamente “eroica”: la vendemmia si fa esclusivamente a mano, con gesti faticosi e antichi che si ripetono identici da generazioni.

Tutto l’anno è possibile passeggiare tra i filari per osservare da vicino il lavoro degli agricoltori e fare una sosta da Cembra Cantina di Montagna, magari per assaporare la linea Oro Rosso riparati all’interno dei tradizionali “baiti” in pietra.

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Fonte: QNWeekend