Dal decreto del Ministero ai dati sulla domanda 2026: a «In Collina», in Valpantena, istituzioni, Consorzi e imprese si confrontano su come il vino possa costruire una destinazione
Il turismo del vino sta cambiando e anche le istituzioni iniziano a fotografarlo come una leva di sviluppo dei territori, non più soltanto come strumento di promozione delle cantine. Nei giorni scorsi il Ministero dell’Agricoltura ha annunciato la firma del decreto per la promozione del turismo enologico nelle regioni di produzione, con l’obiettivo di valorizzare, insieme al vino, paesaggio, cultura, ospitalità e tradizioni.
La domanda è già cambiata: nel 2026 sono circa 18 milioni gli italiani coinvolti in esperienze legate al vino, 4,5 milioni in più rispetto al 2024. Per la prima volta la visita a una cantina a conduzione familiare, scelta dal 27% degli enoturisti, supera l’acquisto di vino a prezzi vantaggiosi, fermo al 25%. Il rapporto con chi produce diventa parte centrale dell’esperienza.
Da questa trasformazione è partito il confronto «In Collina», organizzato da La Collina dei Ciliegi insieme a Travel Hashtag Advisory, che venerdì 25 settembre ha riunito a Erbin, in Valpantena, istituzioni, imprese, consorzi e operatori turistici. La domanda di fondo: come può il vino contribuire a costruire una destinazione, e non soltanto un prodotto da vendere? Al tavolo, tra gli altri, il senatore Gian Marco Centinaio, Stefano Sisto per la Regione Veneto, Roberta Garibaldi, Gianni Bruno di Veronafiere e Christian Marchesini del Consorzio Valpolicella.
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Christian Marchesini, presidente del Consorzio Tutela Vini della Valpolicella, con 2.240 produttori e 360 aziende vitivinicole, ha ricordato che «non esiste un unico driver nell’offerta» e che il compito di un consorzio è aiutare le aziende a comprendere le possibilità, lavorando in modo coordinato sulla promozione del territorio.
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Fonte: Wine Meridian


