Come promuovere diffusamente lo star bene è da considerarsi questione importante: un posto di rilievo nelle abitudini salutari ce l’hanno quelle relative al cibo sano alla capacità di mettere in tavola prodotti non solo non nocivi per la salute ma che, in una certa misura, siano in grado di promuoverla.
Su giornali, televisione e web si ritrova un’attenzione spasmodica a tutto quel che contribuisce allo star bene, associato con estrema frequenza a sollecitazioni al ricorso a soluzioni in grado di dare risultati immediati alleviando, ad esempio, dal mal di testa o dal mal di schiena oppure da sintomi influenzali.
Vince quindi lo stimolo pubblico al ricorso alla soluzione rapida, quella che dovrebbe far sparire subito l’origine dei malesseri. Ma la buona salute è anche, e forse soprattutto, il portato di un impegno di lunga lena, di scelte di investimento dagli effetti differiti ma efficaci.
Come promuovere diffusamente lo star bene è da considerarsi questione importante, visto che l’attenzione alla buona salute e al benessere è destinata a consolidarsi, come parte di una domanda sociale che copre tutto l’arco del vivere presente e futuro delle persone, dalla protezione della vita quotidiana alla qualità della convivenza civile sino al benessere individuale. E la richiesta di vivere in pace con la propria salute fisica è importante tanto quanto quella di voler vivere un’adeguata libertà nei confronti di poteri esterni o di poter pensare con tranquillità al proprio futuro. In questa cornice, non sorprende che gli italiani scelgano di dedicare alla salute sempre più impegno, secondo una consolidata lunga deriva che ha portato a ripensare tante delle nostre quotidiane abitudini.
E tra queste abitudini un posto di rilievo ce l’hanno quelle relative al mangiar bene, alla capacità di mettere in tavola prodotti non solo non nocivi per la salute ma che, in una certa misura, siano in grado di promuoverla.
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Fonte: Domani
photo credit: Jakub Kapusnak


