I packaging nel settore alimentare ha un valore che va ben al di là della conservazione e protezione del contenuto: è uno strumento chiave per la tracciabilità e l’etichettatura dei prodotti, una fonte di informazione per i consumatori e un ottimo mezzo di marketing. Ma è sempre più anche un veicolo di fiducia e sostenibilità, capace di andare incontro alle crescenti esigenze di autenticità e responsabilità del mercato alimentare. L’importanza dei termini di conservazione e scadenza in etichetta e la rivoluzione in arrivo con il Regolamento Europeo sono stati al centro di una sessione ad hoc durante l’ultima edizione di AlimentiPiù, il Convegno digitale di Scienza e Tecnologia Alimentare organizzato da Edra Edizioni, un incontro che ha dedicato spazio anche agli aspetti etici e al ruolo delle certificazioni.
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L’importanza delle certificazioni
In tema di gestione dei materiali di imballaggio, le certificazioni legate alla sicurezza alimentare svolgono un ruolo fondamentale e sono un prerequisito per ottenere la qualifica di fornitore nel mondo della grande distribuzione: quindi, sebbene siano volontarie diventano di fatto obbligatorie per operare in questi ambiti. Giulio Battistella, Responsabile Tecnico di CSQA, l’organismo di certificazione. sicurezza e qualità agroalimentare ha ricordato come l’Italia abbia una leadership europea come qualità delle certificazioni e capacità di innovazione delle tematiche legate al food. Le principali certificazioni sono GFSI – Global Food Safety Initiative. che a livello internazionale stabilisce gli standard globali per la sicurezza alimentare lungo tutta la catena di approvvigionamento.
Le tre più note e affermate sono IFS Food, BRCGS Food e FSSC 2200. Ad accomunarle è l’impostazione che punta non solo alla sicurezza alimentare ma anche a definire i requisiti gestionali che diano garanzie qualitative, prestazionali, di autenticità contro le frodi e anche di supporto per adempiere agli obblighi normativi! legali. Vale la pena ricordare. come evidenziato da Battistella che, se è vero che queste certificazioni a volte vengano adottate in maniera strumentale per poter lavorare in GDO. tuttavia la loro adozione e implementazione crea un percorso virtuoso, un metodo di lavoro che porta vantaggi reali, non solo in termini di riduzione degli incidenti e dei costì, ma come miglioramento della cultura della sicurezza alimentare da parte dell’azienda e di chi ci lavora.
IFS Food
È la certificazione più diffusa; ha uno standard privato sviluppato in ambito GDO europea di matrice tedesca e ha come obiettivo la sicurezza alimentare eia qualità dei processi e dei prodotti. È applicabile a tutte le industrie che trasformano o confezionano prodotti alimentari, con occhio attento anche alle specifiche delle Private label.
BRCGS Food
È un’altra certificazione privata sviluppata sempre in ambito GDO ma di “scuola inglese”, e ha come obiettivo la sicurezza alimentare, il controllo dei processi e dei prodotti, con un approccio basato sulla valutazione del rischio su tutta la filiera. È applicabile a tutte le industrie che trasformano o confezionano prodotti alimentari.
FSSC 22000
È uno standard indipendente (della Fondazione FSSC, non a scopo di lucro) e si basa su normativa standard ISO. Permette l’adozione di un protocollo di gestione sistematica dei PRP, concentrato sulle reali criticità del settore. Ha un approccio di filiera e quindi adatto a diverse realtà: allevamento, mangimi, alimenti, packaging, ecc.).
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Fonte: Produzione & Igiene Alimenti


