L’estate più calda registrata in Lombardia dal 1951 mette a rischio anche i formaggi, Consorzio per la tutela di Valtellina Casera e Bitto prevede numeri in linea con il 2025 con un calo di qualche centinaio di forme

Nel Tibet lombardo, la fine dell’estate ha il rumore di campanacci, zoccoli sull’asfalto e richiami gutturali. Vacche ornate di fiori e famiglie intere ai bordi della strada che attraversa Livigno, poi la mandria passa e dietro resta il dato vero dell’Alpenfest, la kermesse che tra Livigno e Trepalle ha accompagnato il ritorno degli animali dai pascoli: una volta si scendeva quando era la neve a riprendersi la scena. Ora lassù, in un fine settembre che segna 23 gradi sulla soglia dei duemila metri, l’erba è ormai gialla. Bruciata dal sole prima ancora che arrivasse il freddo, nel Comune più alto della Lombardia.

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La stagione che si chiude sulle montagne lombarde lascia così un paradosso. È stata l’estate più calda registrata in Lombardia dal 1951, con una temperatura media superiore di 3,1 gradi alla media 1991-2020 e cinque ondate di calore. Eppure le precipitazioni complessive risultano nella norma. Il problema è come e quando è piovuto, e soprattutto con quanta acqua la montagna era arrivata a giugno.

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Le filiere a Indicazione Geografica

Altrove il conto è stato più pesante. In alcune malghe valtellinesi la scarsità d’acqua avrebbe costretto a riportare gli animali a valle già intorno a metà agosto. E il problema attraversa le province alpine, dalle Orobie al Bresciano.

I dati produttivi definitivi del Bitto arriveranno soltanto a metà ottobre, ma il Consorzio per la tutela di Valtellina Casera e Bitto prevede numeri in linea con il 2025, con una leggera flessione. Quest’anno hanno prodotto Bitto 38 alpeggi. In Val Gerola si produce lo Storico Ribelle: «L’erba è stata poca ed è ingiallita presto», spiega Carlo Mazzoleni delle Valli del Bitto. Risultato: meno nutrimento, meno latte, forme più piccole e meno giorni in quota. La stima è di diverse centinaia di forme e alcune migliaia di chili di prodotto in meno rispetto alle attese.

In Valle Camonica il Silter Dop di malga richiede almeno cento giorni di stagionatura, mentre il Nostrano Valtrompia Dop arriva a un minimo di dodici mesi: per le forme 2026 è quindi presto per un giudizio.

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Fonte: La Repubblica – Milano