I comparti olio e vino sono sotto pressione per giacenze da record alla vigilia delle nuove raccolte. I problemi strutturali sono differenti: gestione errata dei flussi di import e cambio dei consumi. Le due filiere alla nuova campagna con i magazzini che scoppiano. Ma i problemi strutturali sono diversi tra eccesso di import e cambio dei gusti
In Alto Adige comincia in questi giorni «la vendemmia più precoce nella storia» del territorio, ha annunciato il direttore del Consorzio, Eduard Bernhart. Se nessuno si stupisce della raccolta dei primi grappoli in Sicilia a fine luglio, infatti, la vendemmia di Ferragosto nelle regioni più a Nord d’Italia è davvero un segno del cambiamento climatico, conseguenza non solo del caldo estivo, ma anche delle temperature decisamente più miti della primavera.
Un anticipo che però quest’anno non è esattamente il benvenuto, visto che non si è ancora risolta la questione delle giacenze: 42,6 milioni di ettolitri di vino e 3,1 milioni di ettolitri di mosti secondo l’ultimo bollettino del ministero dell’Agricoltura, che corrispondono rispettivamente a un aumento del 6,9% e del 31,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le quantità di una intera vendemmia italiana.
Un problema identico si riscontra per l’olio extravergine d’oliva, anche in questo caso alla vigilia della campagna 2026. Nei frantoi italiani al 31 luglio c’erano ancora 158.715 tonnellate di olio extravergine di oliva sfuso, che unito alle 26.657 di olio confezionato arrivano quasi ai due terzi della produzione della campagna dell’anno scorso, 300 mila tonnellate.
Le giacenze ci sono tutti gli anni, ma i nostri settori produttivi non hanno mai visto cumuli di questo tipo. Il rischio è il “declassamento” del prodotto dello scorso anno, per evitare che i prezzi, già bassi, crollino ulteriormente, e anche per far posto alla nuova produzione.
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Fonte: La Repubblica – Affari & Finanza


